Tali supposizioni, anche quest'ultima dell'organista, andavano ben lungi dal vero. Sandrino non toccava mai una carta, il bigliardo non sapeva nemmeno che cosa fosse, e se faceva debiti era un soprappiù da segnare sul conto delle sue fortune amorose. Lalla, certo, non lo faceva spendere direttamente per sè; ma, si sa bene, fantasie tutte le fanciulle ne hanno, e per gli amanti è un piacere il soddisfarle; poi ci sono le improvvisate; poi insomma bisogna cercare di fare buona figura, e quindi addio economie dei figliuoli, e insieme addio pazienza dei babbi. E babbo Frascolini, anche lui, la perdè la pazienza, e cantò chiaro sul muso al bambinone, che pecunia da buttar via non ne aveva altra, dandogli in pari tempo una buona lavata di capo per il suo ozio, la sua vitaccia, il suo vestire da bell'imbusto, tutto leccato, profumato, unguentato.—«Il figlio di un segretario di campagna!—vergognati!»

Infatti il giovine adesso era diventato irriconoscibile: tutte le bizzarrie della fanciulla erano sacro verbo per lui. A Lalla un giorno gli uomini piacevano vestiti di velluto, e un altro invece con certe giacche, con certi tout-de-même blu, bigi, verdi, ora a quadretti, ora a righette; e la si accorgeva poi sempre, delicatissima com'era, s'egli adoperava saponi od essenze che non fossero di Pinaud, di Violet o di Atkinson; cianciafruscole che costavano un occhio.

E la signorina aveva minor colpa che non paresse alla prima. Abituata, come si dice, a nuotare nell'abbondanza, il danaro non lo conosceva altro che di nome. Era una sporcizia ch'ella appena toccava colla punta delle dita per farne elemosine, e che credeva colasse giù, naturalmente, dalle mani sempre piene de' suoi agenti e de' suoi grassi e numerosi fittaiuoli. Lalla aveva tutto ciò che voleva senza cavar mai un soldo dal borsellino e, per ciò, come avrebbe potuto fermarsi per riflettere se anche a Sandro, sì o no, capitava la roba con la stessa facilità?… Era povero, la famiglia sua non viveva di rendita, ma per trovarsi senza quattrini bisogna essere affatto un pitocco. Un giovinetto che non ha mille lire lo si compiange e può sembrare anche artistico, sotto un certo punto di vista; ma il giorno ch'egli non ne ha cento in tasca, e fa all'amore, diventa addirittura ridicolo. Per tutte queste considerazioni, Sandro sarebbe morto prima di confessare alla signorina la propria ignobile ristrettezza.

Un'altra spesa superiore alle sue rendite, e alla quale Lalla lo assoggettava senza darsi alcun pensiero, era quella dei libri. Ormai la biblioteca circolante, coi romanzi del Féval e del Ponson du Terrail, non appagava il gusto fine della giovinetta, che si appassionava col de Musset, col Feuillet, col Daudet, ed era poi curiosissima di leggere lo Zola. Perciò, due, tre volte al mese, preparava lunghe noticine di romanzi, che Sandro doveva comperare a quattro lire il volume, e ch'essa poi gli restituiva sempre appuntino, ed anzi, qualche volta, quando il romanzo era noioso, coi fogli non ancora tagliati. E Sandro, come avrebbe potuto rifiutarle quelle garbatezze? Era tutto ciò che la duchessina, circondata dalla ricchezza e dal lusso, non poteva ottenere se non per via del suo innamorato. E, oltre a ciò, i libri, erano pure l'unico espediente che si prestasse alla loro corrispondenza. Il giovanotto ci nascondeva dentro bigliettini pieni di foco, e la fanciulla, che non si era mai lasciata sfuggire una riga di scritto, segnando col lapis alcune parole dei romanzi, con un certo alfabeto combinato d'accordo fra loro due, gli indicava le ore, il luogo dove vedersi e trovarsi, gli mandava ordini e contrordini.

Quando capitavano a Sandro quelle piccole note ed egli si trovava senza il becco d'un quattrino, la disperazione del povero giovane arrivava al colmo; tanto più che la signorina se desiderava una cosa la voleva subito subitissimo, e gli allungava il musetto per ogni ritardo. Un giorno, non potendo più trovar soldi in casa, si ricordò d'un signorotto lì nei dintorni, un suo camerata di scuola; questi, un buon diavolaccio, gli prestò la firma e lo diresse dall'organista. Così Sandro potè contrarre il primo debito. Novellino a siffatte cose, egli non chiuse occhio la notte, tale e quale come la prima notte in cui si era aperto con Lalla, perchè le innamorate e i creditori producono spesse volte i medesimi effetti. Dopo qualche tempo si abituò un poco anche ai debiti, ma, povero figliuolo, si era abituato a star male. Che doveva fare? Anche lui preferiva l'aver debiti al non aver quattrini, e ricordava con raccapriccio la vendita del suo orgoglio, consumata prima ch'egli avesse scoperta la California della cambiale.

La signorina Lalla gli aveva dato appunto la noticina di tre romanzi del Feuillet: Monsieur de Camors, Sibilla, e un altro citato dal buon Filippi nella Perseveranza. Fatta la somma, e colla spesa del viaggio per giunta, occorreva una trentina di lire, ed erano già due giorni, due giorni brutti e neri, ch'egli mulinava spedienti e si grattava il capo inutilmente, quando, premendosi la mano sul petto, come per cacciarne fuori l'affanno, sentì da quella parte certi battiti leggeri che, pure non essendo quelli del cuore, annunciavano che lì c'era la vita: erano i battiti dell'orologio.

—Ah, sì, sì, le trenta lire sono trovate!… Torniamo dunque a volare nell'azzurro!…

Sarebbe partito l'indomani mattina, subito, in omnibus, quantunque da poco in qua egli sdegnasse di servirsi di quel democratico mezzo di trasporto, adoperato dalla gente di villa che viaggiava per economia. Ma necessità non ha legge, e la corsa della strada ferrata non l'avrebbe potuta pagare che a orologio venduto. Durante il viaggio, per altro, la sua gioia ricominciò a intorbidarsi. Sentiva crescere le inquietudini e i dubbi per quella vendita; in città non sapeva a chi avrebbe potuto rivolgersi, e sentiva una gran pena e arrossiva figurandosi d'entrare in una bottega, a domandare:—Quanto mi date di questo?… Se lo avesse saputo la signorina? Si sarebbe sotterrato dalla vergogna!—Per ciò appunto, non aveva voluto vendere l'orologio in paese; in città, almeno, nessuno sapeva chi egli fosse.

—Trenta lire!… Ma… daranno poi trenta lire?… Quando si deve vendere la roba, non si prende più niente!….

In fondo al cuore, sentiva anche un'angoscia grande, profonda per doversi dividere da quel suo vecchio compagno… L'orologio era una memoria della sua mamma; essa lo portava sempre con sè; il giorno della sua morte lo aveva accanto al letto!… Sandro, sospirando, lo levò dal taschino e lo guardò lungamente. Non gli era mai sembrato tanto bello! Gli pareva di vederci dentro qualche cosa della sua povera mamma ammalata, e sentì stringersi il cuore davvero. Diamine! quella goccia ch'era caduta sul vetro era proprio una lacrima; e quando volle asciugarla col dito, la goccia si allargò e lo appannò tutto quanto… No; non doveva vendere l'orologio della mamma. Il venderlo gli avrebbe portato sfortuna. Ma, a Lalla?… Lalla che lo aspettava col Monsieur de Camors, Sibilla, e quell'altro romanzo?…—Non doveva venderlo!…—Si fa presto a dirlo; ma ormai era troppo tardi. Il viaggio bisognava pagarlo, bisognava mangiare un boccone, e in tasca non c'era un soldo!… Si ricordò di essere stato altre volte da un orologiaio, in Piazza dei Mercanti, per qualche incarico avuto dal signor Domenico: egli sapeva ora dove far capo; e con questo pensiero tutte le incertezze svanirono. Un giorno, chissà, quando sarebbe diventato ricco, perchè la prospettiva della ricchezza e della celebrità gli stava sempre fissa dinanzi agli occhi, egli avrebbe potuto ricuperarlo; anzi, lo avrebbe ricuperato ad ogni costo.