—No, signore, non ricorto. Necozio crante; fiene, fa molta cente. A' suoi comanti.
—Io sono stato da lei l'anno passato…
—Oh! anno passato! Come posso ricortare anno passato…?—e il tedesco alzava una mano movendola in modo che pareva cacciasse le mosche dall'orecchio.
—Ci sono venuto per conto del signor Domenico; del nostro sindaco…
—Penissimo, penissimo. A' suoi comanti.
—Vorrei, se le fosse di comodo, vorrei…—e Sandro, che aveva già in mano il suo bravo orologio, stava appunto per fare l'offerta, quando di colpo, sbattendo con violenza l'uscio a cristalli, entra in bottega una bella signora, e assai elegante. A Sandrino mancò nuovamente il coraggio; avrebbe aspettato, e sarebbe anche andato via volentieri, ma il tedesco non badava nemmeno alla signora, e continuava a guardare il giovane con una tal quale serietà, che voleva dire:—alle corte, sbrighiamoci.
—Vorrei, vorrei… cambiare il mio orologio. Ma non ho premura, posso anche ritornare più tardi, faccia il comodo della signora.
—Oh! la signora è mia moglie.
A questa risposta il filodrammatico si sentì cascare le braccia. Non poteva certo tornare indietro, e adesso, dopo quella maledetta parola—cambiare—che gli era scappata, non sapeva più come tirare innanzi.
Intanto la bella signora, passava d'accosto al marito, dall'altra parte del banco, e spogliatasi del cappellino e dei guanti, distendeva sopra il tappeto di panno verde, remontoirs, cilindri e cronometri di oro e d'argento, levandoli fuori da una cassetta suddivisa in tante piccole scatole, l'una dentro l'altra. La signora parlava l'italiano speditamente; era gentile e chiacchierina assai. Mostrava al giovane gli orologi accompagnandoli con certi sguardi che dicevano tutto; maneggiando la merce delicatamente colle dita bianche, un po' impacciate dai grossi anelli ingemmati, e facendo saltare le casse e le calotte colle unghiette rosa, lucenti e forti come l'acciaio. Il tedesco non fiatava, lasciava fare alla moglie, e flemmaticamente, con una pezzuola di lino, ripuliva il metallo degli orologi che si appannava a toccarlo.