—Bisogna scegliere prima il fortunato mortale a cui destiniamo l'impareggiabile possesso del nostro cuore; poi quando lo avremo scelto, farlo restare sul colpo… innamorato morto. Ci state?
—Sì! Sì! Sì!—gridarono in coro tutte le ragazze.
—Allora seguitemi e guai ai vinti!—Giulia correndo in giro sul terrazzo, si fermò ad una finestra della sala da ballo e, indicando alle compagne le coppie che passavano ballando, cominciò con voce nasale, imitando il modo di parlare del suo tutore:—Signorine! Vedete quell'animale, vedete, bianco di sotto, nero di sopra nero, piuttosto brutto, piuttosto?… Ebbene, quell'animale si chiama uomo. È irragionevole, e basterà a dimostrarlo la sua indifferenza a nostro riguardo. Tutti gli uomini sono uguali dinanzi a Dio; non è così, peraltro, dinanzi alla donna, la quale, secondo i gusti li preferisce biondi, neri o marrons…
—Glacés!
—Silenzio, Lalla!
—Non interrompere!
—È bipede sempre—continuò la Giulia—quantunque alle volte, quantunque… basta, pare impossibile, pare. Ha il dono della favella, ma pure conserva ancora una grande difficoltà nel pronunciare il monosillabo sì matrimoniale.
Ci fu uno scoppio d'applausi; ma la Giulia ristabilì prontamente il silenzio, e continuò:
—Quell'animale, signorine, noi dobbiamo sceglierlo per nostro legittimo consorte. È una sventura; ma siccome le sventure non vengono mai sole, così, vi avverto può succedere il caso che quello scelto da noi non ne voglia sapere… non ne voglia!
—E allora, come si fa?—domandò una piccola biondina col naso schiacciato e rivolto all'insù, che prendeva viva parte al giochetto.