Lalla pareva ne soffrisse meno delle altre; ma non era vero. Era brava, invece, e riusciva a non lasciare scorgere la propria rabbietta. Sentiva anche un po' d'invidiuccia contro sua madre, tanto cercata e tanto festeggiata, e si vedeva troppo lontana dai trionfi che si era ripromessi; ma tuttavia, non disperava. Aveva capito che per ottenerli non le mancava più che un marito: il punto di contatto, appoggiata al quale la donna solleva il mondo.
Un marito?… Lalla portava un gran nome, era l'erede di una grande fortuna; quantunque non fosse bella, era assai piacente. Oh, un marito non si sarebbe fatto aspettare!… Anzi, non avrebbe avuto che da scegliere!… E Lalla si guardava attorno cogli occhi belli che vedevano, che scoprivano tutto, anche quando li teneva abbassati e raccolti, con quell'aria modesta che la faceva somigliante ad una Vergine del Murillo.
Le cose erano a questo punto, quando una sera nella quale a Pegli si ballava per beneficenza, le ragazze annoiate e ristucche si riunirono in congiura.
—È ora di finirla e di vendicarsi!—esclamò la Giulia con gran calore.
—Come fare?
—Sì, brava; se si potesse vendicarsi!
—In che modo?
—Facendoci sposare!
Tutte le ragazze applaudirono ridendo, e correndo dietro a Giulia uscirono sul terrazzo.
—Va bene, ma come si fa?