Pier Luigi, appena Giorgio gli capitò fra le mani, cominciò subito, colla sua arte di vecchio diplomatico, a tastare il terreno. Gli domandò se ancora non aveva pensato di mettere la testa a partito,—di abbandonare la sinistra e di offrire la destra ad una donnina che lo facesse marito felice e padre fecondo…—Gli ricordò che i trentacinque anni erano suonati, che i Della Valle, se non ci pensava lui presto presto stavano per estinguersi, e che ad una certa età, la moglie fa anche bene alla salute.

Giorgio gli rispose francamente che ci aveva già pensato, che stava pensandoci ancora; ma però egli voleva sposare una ragazza della quale fosse innamorato, una ragazza che sapesse fargli perdere la testa.

—E in quanto alla Giulia—soggiunse ridendo—sai che cosa ne dovresti fare?

—Che cosa?

—Tua moglie.

—Mia moglie?

—Sicuro… tanto per liberartene.

—To', non ci avevo pensato… non ci avevo… In un caso disperato… la sposerò io!

Se a Pegli si divertivano molto, non era vero, per altro, che si divertissero tutti.

Le ragazze, per esempio, vi erano molto trascurate; e si annoiavano. Qualche senatore gottoso che si faceva recitare gl'Inni Sacri, o—l'Addio ai monti—del Manzoni: qualche vecchio professore della scuola romantica, qualche pivellino che si raspava la pelle per farsi crescere i baffi, e finalmente qualche ufficiale superiore colla pancia e cogli occhiali, erano i soli adoratori, e i ballerini delle ragazze. Del resto, tutto quello che c'era di brillante e di elegante apparteneva alle signore. Il coro… dell'innocenza aveva un bel da fare, tentava tutti gli espedienti e tutte le attrattive: il candore, la modestia, la lingua inglese, il pianoforte, ma non c'era verso; scambiate appena quattro parole di convenienza, quelle povere ragazze erano piantate in asso, attorno al tavolo del thè.