—Bene, approvato!—esclamò Lalla;—e ora a noi: tu Giulia hai il numero uno, tu Clara il numero due, la Isa il tre, l'Adele il quattro.
—E io?…—E noi?…—interruppero le altre, non comprese nella lista.
—Abbiate pazienza voi—rispose Lalla,—come ne ho io. Giustizia vuole che sia servito prima chi è più tempo che aspetta.
In questo punto gli accordi di un valzer di Rovere echeggiarono nella sala da ballo; le fanciulle si strinsero tutte serrate alla finestra e proprio di contro a loro videro le coppie aggruppate che una alla volta si avanzavano ballando, finchè la sala, che prima pareva quasi vuota, si popolava, si affollava di figure, di colori, di fiori, di trine, di gemme, mentre la musica della piccola orchestra rimaneva soffocata dal tramestìo delle voci varie, confuse e dallo strisciare e il battere dei piedi sul pavimento, misto col fru-fru cadenzato dei lunghi strascichi delle vesti.
—Attento il numero uno!—gridò Lalla alla Giulia. La prima coppia che si avanzava era composta di una signora attempatotta, enormemente grassa ed ansante, che si teneva attaccato un piccolo tenentino ai cavalleria, biondo, roseo, paffuto e ricciutello, il quale, davanti a quel donnone, pareva proprio che ci fosse a balia.
—Chi prende il tenentino Pippoli?… Numero uno a rispondere!
—Rifiutato.
—Numero due.
—Rifiutato.
—Numero tre.