Ma è proprio vero che il peggior passo è quello dell'uscio!…
Difatti tutti due stavan già per uscire, quando, proprio sulla porta, s'incontrarono nella Ghita che voleva ad ogni costo abbracciare il suo amante per l'ultima volta.
La poverina cominciò a piangere, a strillare, e finì col buttarsi per terra in preda a fortissime convulsioni. Foscarini, commosso, l'aiutava, la soccorreva, tentava di tutto per darle animo, per acquetarla; mentre Menico, imperturbabile, non faceva che ripetere a suo cugino:—Bada, Gianni, che si fa tardi; sono le quattro e trentacinque!—Andiamo, Gianni, ti ripeto che si fa tardi; sono le quattro e trentasette.
—Madonna delle Grazie, salvatemelo voi, salvatemelo, per carità!—singhiozzava la Ghita, e si stringeva con degli spasimi da disperata addosso al suo Menico, che rimaneva duro come un palo.
—Animo, via, sta' su, Ghita. Sai bene che io non posso sopportare di queste scene!…
—Ma se quell'altro t'ammazza….
—Ebbene, e per questo?… Una volta o l'altra bisogna morire!
—Ma non vedi, stolido, che potresti far crepar lei parlandole in questa maniera?—gridò Gianni stizzito.
—Intanto che ti commovi, ti ricordo che son le quattro e quarantatrè!—E Menico mostrò l'orologio al cugino con un sangue freddo da far stordire.
La ragazza fu quasi trascinata da Gianni fuori della stanza e, sola, cominciò a discender le scale, come istupidita, senza che nemmen lei sapesse che cosa si faceva; ma appena in fondo, fu tutta presa dalla angoscia paurosa di non rivederlo mai più: allora risalì precipitosamente e gli si buttò nelle braccia, stanca, priva di forze. Mai come in quel momento la Ghita era stata sua. Poi fece un gesto deciso, baciò Menico ripetutamente, in fretta, e sparì di corsa giù per le scale; asciugò gli occhi, benchè non avessero più lacrime, nascose il viso dentro lo scialletto nero e si cacciò in mezzo al frastuono della via.