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Aimoni ebbe forata una spalla parte a parte, e rimase a letto per una quarantina di giorni; ma dopo potè dire d'averla scappata bella, che i medici, dapprincipio, lo davano come spacciato.

Anche Menico, appena finito il duello, fu portato nella sua vettura più morto che vivo: la sera fu colto da una febbre fortissima, e poco mancò non se ne andasse davvero all'altro mondo.

Fra malattia e convalescenza, ne ebbe per più di un mese anche lui. La paura gli aveva sconvolto la mente; gridava tutta la notte che lo volevano ammazzare; e, nei momenti di riposo, gli pareva di vedere un fantasma al quale domandava perdono giurando d'essere innocente!

La Ghita faceva dire delle messe alla Madonna delle Grazie, e non abbandonò mai, nè giorno, nè notte, il capezzale del povero delirante, finchè durò in quello stato e non cominciò a migliorare.

Com'è poi l'usanza cavalleresca, gli avversari, appena furono in caso di poterlo fare, si affrettarono a scambiarsi delle visite. Ma in questa occasione fu il ferito quello che fece visita per il primo al feritore, perchè Ghegola era tuttavia convalescente quando l'Aimoni era già completamente ristabilito.

ERA MATTO O AVEVA FAME?…

Quella mattina il buon Michele si alzò più presto del solito. Aveva cenato la sera innanzi, e non avendone l'usanza, gli era rimasto il cibo sullo stomaco, si sentiva la testa pesante e la bocca amara. Non fece colazione punto; prese soltanto il caffè con due gocce di latte, e poi bighellonando là là, dove il fumo del sigaro lo conduceva, infilò, senza avvedersene, per forza d'abitudine, la Via Nazionale, dove stava di casa la contessa Lavinia: una signora, che voi mi domanderete subito se è vedova, perchè io vi possa rispondere di sì, e salvarle in tal modo la morale della favola…. che non c'è.

La contessa Lavinia è bionda; non come Giulietta o come Ofelia, ma come una marchesa dei proverbi di De Musset, di quel biondo capriccioso, a giorni rossiccio, a giorni quasi castano. È carina, è buona, è amorosa; e quando voi desiderate una cosa, se la contessa Lavinia non la vuole, essa, per non disgustarvi, non vi dirà di no colla bocca, ma piegherà la sua testina lentamente, sorridendo coll'aria di una bimba che fa i capriccetti colla mamma…. Però quel sorriso amabilissimo, quel no che pare uno scherzo e una carezza insieme, sono inflessibili.

C'è un capitano di stato maggiore, per esempio, il cavaliere Arditi, che le fa una corte spietata: orbene, il buon Michele n'è geloso come un Otello…. bianco; suda veleno ma protesta invano.