—Cattivo! cattivo che sei!…. Non capisci mo'che sopporto la corte degli altri per nascondere la tua?—E con questa scusa, che pare buona per la grazia con cui sa dirla, Lavinia si tiene il capitano Arditi sempre fra i piedi.
Proprio quella mattina, passeggiando lemme lemme, come vi ho narrato, in Via Nazionale, il nostro amico pensava appunto al capitano, che la notte scorsa avea ballato colla contessa il cotillon, quando, attratto da un rumore di sproni che battevano sul marciapiedi, alza il capo e se lo vede, luccicante d'oro e colla durlindana sotto il braccio, ca minare in fretta, pochi passi dinanzi a lui.
—Da dove è saltato fuori?—borbotta Michele certo è uscito dalla casa della contessa. Non c'è dubbio, la casa della contessa è a dieci passi, lui è a venti, e prima non lo aveva veduto.
Ad ogni costo vuol sapere come sta la faccenda, e si affretta per raggiungere quell'altro.
—Capitano! Capitano!… Buon giorno!
—Oh!… Buon giorno, conte Michele!
—Dove si corre, se è lecito?…
—Devo essere al Comando alle undici, figuratevi, e sono adesso le dieci e mezzo.
—Diavolo, chissà chi vi avrà fatto perdere tutto questo tempo!
—Affari di servizio.