—Ma servizio di che genere? Maschile o femminile?

—Il servizio, pur troppo, è di genere neu…. To'! benissimo! una vettura!… Fiaccheraio, sei disponibile?

—Sissignore!

—Scusate, ma come vi ho detto, sono in ritardo.

E il capitano Arditi stringe la mano al giovanotto, salta nella carrozzella e grida al vetturino di condurlo al Comando militare.

Il buon Michele era rimasto là con un palmo di naso.

—Certo—masticava fra sè, e intanto sentiva la bocca farsi sempre più amara—certo esce da lei. Non ha voluto dirmi nulla, non ha voluto spiegarsi…. e poi lo si vedeva com'era imbarazzato. Però questa faccenda bisogna chiarirla subito. O lui o me, o dentro o fuori, cara contessa! Ah! Ah! Crede lei di potermi sorbire come il caffè? Tanto meglio; ma quest'oggi mi troverà senza zucchero, mi troverà. Un po' per uno, signora mia. Avete sempre comandato voi? Va bene; e adesso tocca a me a comandare. Ma non sono che le dodici, e fino alle due tanto non mi riceve! Come bruciarle queste due ore?…

Il buon Michele si pose a passeggiare; ma gira e rigira, ogni volta che guardava l'orologio, quella benedettissima lancetta non avanzava mai; pareva che avesse il granchio!… Allora egli si sentiva addosso, con un orgasmo nervoso, il bisogno di rivederla, di trovarsi con lei, di farle una scena!…—Intanto, per non perdere il tempo, ruminava nella mente le frasi meglio adatte colle quali egli avrebbe fatto colpo, rimproverandola. Quando era contento dell'effetto, si fermava su due piedi, rispondendosi quello che gli avrebbe risposto Lavinia, e concludeva combinando in cuor suo di finire la visita fissandola con due occhi freddi, proprio di stagione, perchè s'era in gennaio, e di dirle lentamente sottolineando le parole:

—Amleto, quando chiamò la donna perfida come l'onda, non era matto, signora contessa, no, non era matto!

Ma dopo quello sfogo, dopo quel borbottare eccitato, a mezza voce, il petto gli faceva male e lo prendeva l'angoscia ed una prostrazione di forze generale. Allora si sentiva avvilito, non ci trovava più nessun costrutto nemmeno a perdonare alla contessa Lavinia, s'ella si fosse anche gettata alle ginocchia di lui; tanto e tanto egli sapeva ormai di essere ingannato; si sentiva ineffabilmente infelice, vedeva farsi il vuoto d'intorno e, cosa strana, lo provava anche dentro di sè, batteva i denti sotto quel sole falso di gennaio, aveva una gran voglia di piangere; e non essendo che le dodici e mezzo, pensò che poteva ingannare benissimo un quarto d'ora facendosi radere la barba.