—Perfida! Perfida come l'onda—borbottava fra sè sospirando, mentre il barbiere lo insaponava.—No! Non era matto Amleto quando lo disse…. Ohi! Ohi! senza il contrappelo, mi raccomando!…

Rasa la barba ricominciò a camminare, benchè provasse un'insolita stanchezza. Ebbe quasi l'idea di far colazione, ma quell'idea non fu così forte da sedurlo. Ormai cominciava a soffrire l'inappetenza per il lungo digiuno. Guardò l'orologio: segnava le una e mezzo. Alle cinque desinava; facendo colazione allora, si sarebbe rovinato il pranzo, e poi aveva più volontà di morire che di mangiare!… Vi rinunciò, e, prendendola larga, si avviò di nuovo verso i paraggi di Via Nazionale. Di quel passo lì, sarebbe cascato da Lavinia in punto alle due.

—E se invece la piantassi? Se non mi facessi più vedere da lei?… così alla chetichella, senza dirle nulla, all'inglese?

Giunto sul posto, guardò di nuovo l'orologio: era l'ora precisa. Benchè avesse già infilata la porta, si pentì, ritornò indietro: sarebbe stato ridicolo, facendosi vedere così puntuale da lei che lo tradiva, che lo faceva aspettare fino alle due; e ciò considerato, volendo salvare la dignità, rifece la passeggiata almeno per altri dieci minuti.

***

Quando fu introdotto nel salottino particolare dove Lavinia non riceveva che gli amici, gli toccò di attendere, secondo il solito. Là dentro c'era un odore così acuto di viole e di mughetti, che gli fece crescere il mal di testa e cominciare anche il mal di gola, quando un noto aprirsi e rinchiudersi di porte vicine, ed un fruscio di abiti, lo avvertì che Lavinia stava per giungere. Egli adesso aveva abbandonato il progetto di assalirla con una scenata; non aveva più lena di parlare.

All'indifferenza avrebbe opposto indifferenza; la trovava anche più scicche, e invece di aspettarla dietro la porta per sorprenderla con un bacio, si cacciò nel vano della finestra, guardando fisso in istrada, fingendo di non accorgersi della sua venuta e di essere assorto in lontani pensieri.

Lavinia gli si fece vicina, piede innanzi piede, trattenendo il respiro, poi, improvvisamente gli chiuse gli occhi con le mani:

—Ah!… siete voi?—Il buon Michele prese un'aria trasognata, che parea venisse allor allora dall'altro mondo.

—No, sai, è stato il babau—e la contessa, ridendo, andò a rannicchiarsi, co' suoi atteggiamenti di gattina indolente, in un cantuccio in fondo del canapè. Michele le tenne dietro, ma si fermò a sedere due poltrone distante da lei. Lavinia lo fissò, poi: