—Come mai il capitano non è con lei?
E Michele che aveva notata Lavinia tutta sola, meno la visita innocua di un piccolo segretario di prefettura, cercò nei palchi a diritta per scoprire se il capitano Arditi fosse da quella parte a filare con lei, poi, contento di non avercelo veduto, entrò nella sua barcaccia, dopo di essere passato dal Caffè dove prese un bicchiere di barolo caldo. Il nostro amico si sentì animato da una elasticità nuova, fece gli scalini a quattro a quattro e fra gli amici si mostrò gaio ed espansivo. Si pose sul davanti del palcone, guardò a destra, a sinistra, di su, di giù; insomma il capitano non c'era proprio davvero!… Ma dunque egli non sapeva che la contessa fosse al teatro? Dunque non l'aveva veduta quel giorno? dunque lei non l'aveva avvertito, ergo lui, Michele, aveva avuto torto di sospettare. Allora si sentì invadere da una contentezza, da una beatitudine che gli riscaldava l'anima e il cuore, si accusò di essere stato ingiusto con Lavinia e provò per lei un'effusione di tenerezza così viva da sentirne le lacrime agli occhi. Aspettò un atto ancora; poi, prima dell'ultimo, affatto sicuro ormai che il capitano non sarebbe più venuto al teatro, e perciò anche dell'innocenza della contessa, volò, proprio come dal desio portato, a farle visita. Lavinia, vedendolo entrare, arrossì tutta dal piacere, e quando un altro signore, molto intelligente, ch'era nel palco, battè in ritirata lasciandoli soli, essa, piegandosi tutta innanzi colla vita, per discorrere più piano e più da vicino con Michele:
—Dunque—gli disse—sgarbatone, ti è passata la luna?
—Si, ma sono stato molto male!
—E il motivo, adesso, si potrebbe saperlo?
—Quattordici ore senza vederti! Da mezzanotte alle due è una tirata troppo lunga!
—Hai delle fissazioni, dei capricci proprio da bambino. Lo sai bene che fino a quell'ora non ho mai ricevuto nessuno, e che facendo un'eccezione per te, darebbe subito nell'occhio e farebbe sparlare.
—Verrò travestito, con una barba finta.
—Quanto sei caro!—esclamò Lavinia sorridendo e guardandolo con due occhioni colmi di tenerezza.—Ma, vedi, se non teniamo un'ora fissa, tu, a forza di voler anticipare di dieci minuti tutti i giorni, termineresti col capitarmi in casa appena fa giorno!… Io sono una pigrona, mi alzo tardi, ho i miei interessi da vedere, la casa da dirigere, mille bricciche da fare, e sbrigo tutto prima delle due apposta per essere dopo affatto libera.
—Sì, hai ragione, sono indiscreto e ti domando per..do..n.. Michele non finì la parola: un rumore di sciabola e di sproni, che si ripercoteva nel corridoio, si avvicinò e si fermò proprio sull'uscio del numero nove, poi l'uscio si aprì, ed entrò in palco il capitano Arditi. Il buon Michele diventò pallido, Lavinia ch'era donna e che perciò se le godeva assai tutte queste scenette, sorrise impercettibilmente, più cogli occhi che colla bocca. Il capitano salutò Michele, questi gli rispose colla voce rauca, e il barolo caldo con un impeto subitaneo gli risali dallo stomaco alla gola, mentre il tenore sul palco scenico cantava il romantico: Spirto gentil, de' sogni miei!…