Il marchese di Tracy pareva un gigante di granito. Era forse più audace in quella immobilità suprema. Attese, altero come un leone, e quando Gaucherin non fu che a dieci passi da lui, sparò il secondo colpo. Uno sgomento si librò allora su quel campo così lieto, eppur così desolato; un grande sgomento, giacchè il marchese di Tracy, gettate a terra le armi, colle braccia incrociate, immoto, baldo, aspettava la morte, mentre Gaucherin, insanguinato, colle sue pistole ancora cariche si avanzava inesorabilmente spietato.

Egli camminava con una lentezza paurosa: guardò le pistole, osservò freddamente l'acciarino, le montò con cura e le appuntò alle tempie del marchese di Tracy.

Gl'istessi padrini si ribellarono a quell'atto.

—Fermatevi, Gaucherin! Voi uccidete un inerme—gridarono—Basta!… cotesto è un assassinio!

Ma nè il marchese ebbe un pensiero di speranza, nè Gaucherin un atto di compassione. Si volse, ebbe tanta forza di volgersi, volle parlare, ma un fiotto di sangue gli spumeggiò sulla bocca, e colle pistole ferme sulla fronte del suo rivale sparò sghignazzando beffardamente.

Il marchese di Tracy cadde fulminato ai piedi di Gaucherin, che un'ora dopo spirava.

…. Carlotta di Morny, causa involontaria e insciente di così orrenda tragedia, al racconto che gliene venne fatto si rivoltò inorridita. Però non pianse nè il signor di Gaucherin, nè il marchese di Tracy.

A dispetto della sua giovinezza, quella donna non era stata mai viva.

SCELLERATA!…

Il signore cerca della marchesa Giulia o della marchesa Lucia?…—domandava un coso lungo, secco, in livrea, ad un giovanotto elegante, un bel giovanotto, nell'anticamera del palazzo Tolosana.