—Il caso non sarebbe nuovo, ma:

Sì fieri sensi nell'ardente petto
Chi v'ispira, o signor?

—Sfido io! Non c'è caso ch'ella voglia prendere le mie parole sul serio!

—Oh! Se non prendo le sue parole sul serio, dovrebbe ringraziarmene, caro Recanati—e qui l'accento ebbe un'intonazione molto marcata.—Se no, scusi, sa, scusi, ma, a quest'ora…. me ne rincrescerebbe tanto per la diplomazia, ma….

—Marchesa, non era mia intenzione l'offenderla.

—Lo credo, e non si sgomenti. A me piace lo scherzo e ho capito che piace molto anche a lei, ecco tutto.

—Ella certo non può dubitare della mia stima!

—Oh no; perchè sono abbastanza sicura del fatto mio, ma lei, come lei…. Mi conosce da dodici ore e pretenderebbe di amarmi non solo, ma pretenderebbe anche di farsi amare e….

—Non lo pretendo, marchesa, lo desidero.

—Un momentino; lasci finire. Appena presentato, subito mi scarica addosso una dichiarazione fulminante. Io ne rido; e lei, con una disinvoltura invidiabile, giù la seconda, la terza, la quarta: una raccolta non sempre originale, ma molto ricca. Continuo a ridere, per il meno male, e allora, con un talento superiore a qualunque filodrammatico, mi recita per benino la parte del cruccio e dell'ira. Senta, se lei mi lascia ridere, rider di cuore, potrò credere che, pure scherzando, abbia della stima per me; ma se invece dubita solamente che io possa accettare le sue, sarò buona e dirò le sue amabilità sul serio, per valuta corrente, nei miei Stati—la sua passione che dura da dodici ore, delle quali ne avrà dormito otto per lo meno, mi condurrebbe a delle conclusioni contrarie, credo, ai suoi desiderii.