—Riflettere?! Riflettere quando l'amo?
—Si tratta della libertà, si tratta di tutta la vita, ci pensi!
—Ma s'è già nelle sue mani tutta la mia vita!
—Allora….
—Allora? Ebbene!… allora?
—No, no, parta, signore. Un altro giorno mi ringrazierà di non averle ceduto, di non averla sorpreso, quasi, in un momento di esaltazione.
—Partire? Partirò dopo che m'avrà detta quella parola, non prima, di certo.
—Ma se io le dicessi questa parola oggi, subito, che cosa poi potrebbe pensare di me?…
—Che siete un angelo!—rispose Gino, tentando il voi per la prima volta.
—No, non sono un angelo—e qui Lucia, a sua volta, cogli occhi umidi, lucenti, accesa nel volto, tremante, pareva in preda anche lei all'orgasmo, in uno stato, pareva, di eccitamento nervoso.—No, non sono un angelo. Sono una povera donna che sente, che sente troppo, forse. Un linguaggio così appassionato, la confessione imprudente di un amore che dura da cinque anni, solitario, pieno di fede e senza alcuna speranza…. tutto ciò mi ha commossa, sconvolta. Oh, signore, dev'esser buono lei, che è tanto forte: ebbene, abbia un po' di compassione per me.