—Credo che non mi vorrete offendere, signore; credo che non avrete pensato nemmeno per un istante di poter ottenere il mio cuore, senza prima avermi fatta vostra moglie. Credo che non sarà una colpa quella che dopo cinque anni di amore venite a propormi.

—No, no certo, signora marchesa…. solamente…. mi avevano detto…. che…. vostro marito….

—Mio marito, dal cielo, mi perdonerà.

—Dal cielo?!…—Ah imbecille d'un Raiberti, imbecille!—pensava Gino che si sentiva la voglia d'inghiottirselo crudo come un'ostrica.—Egli ha confuso le due. La maritata era quell'altra!—e intanto continuava a ritirarsi, restringendosi in fondo al divano; non sapeva più quel che si facesse, asciugava il sudore coi guanti, cercava la lente che teneva nell'occhio, avrebbe voluto rispondere, ma non sapeva infilar due parole. Quella che avrebbe infilata molto volentieri, sarebbe stata la porta.

—Credete, siete certa davvero che vostro marito dal cielo perdonerà se….

—È la sua immagine ch'egli mi fa rivivere in voi.

—Grazie tante del miracolo—masticò Gino fra i denti e la bile.

—Voi gli rassomigliate in un modo singolare.

—Io?… Gli rassomiglio?

—Nel volto, negli occhi specialmente. È per questo che ho sentito subito di volervi bene.