—Ohè, ohè, quel ballerino! non hai niente di dazio?—gli gridaron dietro i soldati, per burla.
—Sì…. ho un quarto di vitello nascosto sotto il tabarro.
Questa risposta aumentò il buon umore delle guardie, che lo lasciaron passare senz'altre osservazioni.
Ma a mano a mano che il povero buffone s'inoltrava nella cittaduzza, faceva sempre più freddo e si faceva sempre più buio. Le case erano chiuse, chiusi i negozî dietro ai larghi cristalli, e la poca gente che camminava per le strade correva lesta lesta sotto gli ombrelli perchè la pioggiolina cominciava allora a mutarsi in neve. Quintino sentiva nel petto indolenzito i morsi acuti della fame, il freddo lo intorpidiva, era affranto dalla stanchezza, e però gli si stringeva il cuore vedendo quanto gli riuscirebbe difficile il dare almeno una rappresentazione con quel tempaccio e a quell'ora.
Allungò il passo per arrivar più presto alla Piazza Grande…. Quando vi giunse era deserta, non ci si vedeva anima viva: anche i fiaccherai erano scomparsi, in barba al regolamento, mentre per terra, tutto il vasto piazzale cominciava ad esser bianco di neve.
Quintino si fermò smarrito, sgomento, e guardò Marco Minghetti che fissandolo a sua volta guaiva a mezza voce. Ma intanto i lumai cominciavano ad accendere le lucerne e, dall'altra parte della piazza, Quintino potè notare, sotto un breve porticato a due archi, la luce rossastra d'un caffè e scorse della gente che stava ferma attorno alla porta della bottega. A tal vista si consolò tutto. Dopo di essersi soffiato nelle mani per riscaldarle, allungò, battè le braccia con tutta forza attorno al petto saltando sulla neve per stirare le gambe che avea aggranchite nelle maglie fradice d'acqua, e, attraversata la piazza, si avvicinò a quei signori che stavan là ben tappati a guardar le falde cadere; poi levandosi il cappellaccio, col più comico de' suoi lazzi:
—Illustrissimi!—cominciò—Favoriscano d'un benigno compatimento il signor Marco Minghetti—e indicava il cane—e l'umilissimo Quintino Sella che sono io, entrambi ministri delle finanze in riposo, i quali si produrranno con degli esercizi straordinari e non mai più veduti, inventati apposta per la fabbrica dell'appetito!…
A tali parole quei messeri si strinsero nelle spalle infastiditi, dando segni non dubbi di noia e di malcontento, ed entrarono nel caffè brontolando fra' denti:
—Ozioso!
—Ubbriacone!