Giovanni Ansperti il Presidente della Fratellanza Repubblicana Comasca, ha il cuore sempre forte e la testa sempre a posto!
Giuditta lo fissa pallida, esterrefatta.
Lamberti.
So tutto; e stasera prenderò parte anch'io al vostro gioco del sette e mezzo. — Dov'è il signor Ansperti?... Di sopra?... Lo faccia venir giù. Se io fossi soltanto un imprudente — lei lo sa — Tito Ansperti a quest'ora sarebbe impiccato. Per chi è trovato in possesso di una cedola del prestito di Mazzini, c'è la pena di morte — e Tito Ansperti ne ha vendute cinquecento per cinquanta mila svanziche in un giorno solo e a Como soltanto! E il contrabbando? E la diffusione dei libri rivoluzionari?
con un impeto di collera.
Ma si fidi di me! Ha tanta fiducia nel signor Faustino, il direttore della sua farmacia, che conosce da pochi mesi, e in me no, che mi ha sempre veduto? Si fida di Demostene — il suo facchino — e non si fiderebbe di me, che ho avuto per trent'anni il fratello di suo suocero in casa mia, mio amministratore, mio procuratore? — Ma guardi la mia faccia. Legga nei miei occhi! Le par possibile che io possa essere un traditore, ovvero un pusillanime, un vigliacco?
Giuditta dopo un momento.
Io credo in lei? ma... e gli altri?...
esitando.
Ella sa perchè, non la sua persona, ma il suo nome è circondato da tanta...