— Va là, moscardin, va là!
Il gondoliere di Prandino, a tali parole s'infuriò che parea matto, e senza badare alle raccomandazioni del Maggiore, alzò il remo gridando a voce squarciata: Regatante dal loffio! Te cucarò doman, te cucarò!
— Si bastonano! Si accoppano! — esclamò Prandino tirandosi indietro, vedendo i remi levati, senza badare che le due gondole s'erano un po' allontanate. Anche le signore si mostravano inquiete. Del Mantico stava serio e attento. Soltanto il Ramolini sorrideva, dondolando la testa.
— Te storzarò el colo, mi!
— Va là, moscardin, va là!
— Te stagnarò el sangue dal naso!....
Le gondole non si urtavano più; a poco a poco sgusciaron via leste, spedite. La galleggiante coi lumi spenti, o quasi, entrava al largo, nella laguna; e il cielo, dopo quella burletta, s'era fatto d'una trasparenza lucente.
— Va là, moscardin, va là!.... — continuava l'altro a gridare da lontano colla solita cantilena, ironica e inquietante; ma il nostro gondoliere adesso non gli badava più e sorrideva strizzando l'occhio al compagno di pope, che non aveva mai aperto bocca durante tutta la bega.
— Sempre così! — disse il Ramolini, mostrando il suo disprezzo o il suo malcontento perchè non si erano per lo meno accoppati. — Succede sempre così!
Appena la gondola si avvicinò alla riva, prima ancora che il ganzèr curvo, col cappello in mano, la tenesse ben ferma coll'uncino, il Maggiore saltò giù, prestamente, sugli scalini, per quanto glielo permettevano le gambe indolenzite. Allora le allungò, le distese con un sospiro di sollievo, e poi offrì il braccio all'Elisa, e si allontanarono insieme verso la piazza. Prandino avrebbe voluto seguirli, ma a un cenno imperativo della Cecilia si fermò per pagare il noleggio della gondola. Quando se ne sbrigò e raggiunse il resto della compagnia, la Cecilia con Ramolini e Gegio, lo aspettava ferma, un po' discosta dalla “mamma„ che tirava dritto, lentamente, appoggiata tutta addosso al Maggiore.