— Quanto ha pagato?....
— Volevano sette lire....
— Perchè lei non è bravo di contrattare!....
— Ma non ne ho dato altro che sei e mezzo!....
Il Ramolini s'accomiatò sotto l'Orologio; voleva fermarsi al caffè Quadri a bere qualche cosa di molto caldo; gli altri, passo passo, si avviarono verso l'albergo. Prandino, che adesso non avea più paura di affogare, tornò daccapo ad esser molto turbato dalla presenza del Maggiore: — Dunque non anderà a Treviso altro che domattina?.... E quella stupida d'Elisa perchè si mette a far la smorfiosa con lui?... E la Cecilia, brutta strega! perchè non lo ha lasciato partire?
Sulla porta della Gondola d'oro si fermarono in crocchio, ma Prandino, col cuore che gli batteva forte, notava che il Maggiore non si risolveva mai ad accomiatarsi. Chiacchierava a bassa voce coll'Elisa, rideva, scherzava con lei e non si moveva.
— Conte Eriprando, ho sete, — cominciò Gegio, con voce piagnolosa.
— Berrai domattina. Adesso si va a dormire; — gli rispose seccamente la Cecilia.
A questa antifona della figlia, la Contessa, che l'aveva capita, chiese al Maggiore, con un certo garbo malizioso, se, adunque, aveva risoluto di fermarsi o di partire.
— Partirò.... domani.