L'Elisa la guardava con invidia, la D'Abalà con dispetto, mentre il conte degli Ariberti allungava il collo per farsi vedere da Badoero, sperando che lo chiamasse vicino per presentarlo alla Principessa. Ma Badoero dritto, serio, contegnoso, gongolante in cuor suo d'essere veduto da tutti vicino alla vecchia dama, non guardava nessuno, nemmeno la piccola Emma, che faceva il chiasso con alcuni ufficiali d'artiglieria. Egli dimostrava tutta la gravità nobile e a un tempo superba d'un ciambellano che si trova alla presenza di Sua Maestà.

Quando salirono sulla coperta Jamagata e Potapow, le Navaredo si consolarono tutte e due sperando anche loro di mettere su un po' di corte: l'Elisa salutò con un'occhiata tenerissima il Commendatore, e madre e figlia — Complimenti!.. Complimenti! — esclamarono ad alta voce, e la Cecilia si tirò da parte sul cuscino, quello solito collo stemma di casa, per fare un po' di posto ai nuovi amici; ma Potapow e Jamagata si degnarono appena di un bonjour, mes dames, corto e distratto, e poi filarono via per andare ad inchinarsi ai piedi del trono, come disse il Maggiore, con una frase che fu trovata felicissima dalle Contesse di Vicenza.

Fortunatamente a rialzare un po' il loro umore, capitò grave e solenne il cavaliere Ramolini. Aveva il soprabito gettato sul braccio, perchè il termometro, al sole, segnava 30° Réaumur. Ramolini sorrise stringendosi nelle spalle, finchè la Cecilia tirava giù delle impertinenze a proposito di quella ridicola madama Krauss; ma poi annunciò con mestizia che quel giorno temeva di non poter fare il bagno: soffiava un po' d'aria. Già era sempre così: Ramolini capitava al Lido ogni giorno: ma appena era imbarcato sul vaporetto cominciava ad esprimere dubbi, e quando poi era giunto sulla terrazza, non trovava mai che la temperatura fosse abbastanza buona, e il tempo abbastanza sicuro, per arrischiare di tuffarsi nell'acqua.

— Chi lo piglia il raffreddore, se lo tiene! — rispondeva invariabilmente a chi giudicasse esagerata quella prudenza.

Quando la contessa Navaredo lasciò Eriprando per andare a fare il bagno, Gegio cominciò subito a sentirsi male alla gola, cosicchè l'altro, per vedere di guarirlo, si determinò a fargli portare un gelato. S'erano seduti tutti e due vicino al parapetto, ma Ariberti, ad ammirare il mare, aspettava che vi si fosse tuffata l'Elisa; intanto approfittò di quel momento di quiete per fare un po' di conti. Il bilancio lo atterrì; in cassa non gli rimanevano più altro che dugentoquindici lire; e ancora all'albergo c'era tutto da pagare!... Non riusciva a capacitarsi, come mai il denaro scappasse via così presto. Perbacco! Dugentoquindici lire! Ma già era un continuo spendere: e gondola, e bagno, e pranzo, e guanti, e tramway, e caffè, e traghetti.... A volerla fare da signore, proprio davvero, anche trecento lire sarebbero state poche!... Continuando di quel passo, in una settimana, se non toccava il verde, ci andava molto vicino. E pensare che lui lo sentiva in sè di non essere proprio nato per fare il pitocco!... Ma!... e al mondo c'erano dei bottegai, dei fruttivendoli, dei fabbricanti di piroconofobi per le zanzare, che accumulavano milioni.... mentre lui.... l'ultimo degli Ariberti, non avrebbe ottenuto alla banca, sulla sua firma, un cento lire!... Ma!... Il progresso! Bel progresso, davvero!... Ah! se invece d'essere l'Eriprando nono o decimo della casa, ne fosse il quinto o il sesto solamente, avrebbe saputo lui come farlo correre il progresso a gambe levate!...

Intanto che pensava a tutto ciò, avvilito e colla testa bassa, gli toccò un altro dispiacere: i suoi calzoni in fondo erano così smangiati, che sfilavano in diversi punti.... Ci fosse stata la mamma! glieli avrebbe saputi rammendare così bene da parere nuovi. Ma alla locanda?... Oh, sì; bravi davvero!... Alla locanda, la rompono la roba, invece di aggiustarla!... Figurarsi, i suoi guanti che aveva dati da accomodare, li avevano cuciti col cotone!... — Povera mamma! bisognerà che mi ricordi un giorno o l'altro di scriverle una cartolina. Già, se l'ultimo giorno che sto a Venezia, pagato il conto dell'albergo e messi da parte i denari del viaggio, mi resta un avanzo di sei lire, le compero la spilla!

Era una magnifica spilla di venterina, con una gondola in mosaico nel mezzo, che Prandino aveva veduta in mostra da un chincagliere, sul ponte dei Beretteri: non valeva più di sei lire, ma faceva figura per venti.

— Oh, Conte illustrissimo! prendi il fresco?

Era Badoero che, abbandonato dalla Principessa, arrivava sulla terrazza in cerca dell'Emma.

Ciao, Badoero.