— Certo, perchè tanto mia figlia quanto il D'Abalà mi fan capire anche quello che non hanno il coraggio di dirmi.... Pur troppo non sono stata sempre padrona di me stessa.... pur troppo.... Ma già lei lo sa bene!.... Mia figlia e mio genero insomma mi fanno capire che se un giovane onesto, leale, un gentiluomo, mi offre la sua mano, il suo nome, io dovrei.... dovrei dimenticare tutto, anche il passato, e accettarla.

A questo punto, l'Elisa, quasi che si sentisse stanca anche lei, si voltò di contro al Maggiore e provò un momento a fare il morto. Ma un momento solo; che tornò a voltarsi subito, rapidamente, appena vide gli occhietti del Maggiore luccicare sotto il cappellone.

Questi però le si avvicinò nuotando con orgasmo e:

— Lo ami quel bamboccio? Lo ami proprio? — le domandò commosso e inquieto.

— Certo; se mi deciderò a diventare sua moglie, dopo, lo amerò certamente.

L'Elisa, detto ciò, si fermò un momento e si tenne ritta nell'acqua per accomodarsi, alzando le due braccia, i capelli, che pareva le si sciogliessero, poi si allungò di nuovo e continuò a nuotare adagio adagio.

— Ma adesso.... oggi.... lo ami?

— A lei.... che cosa importa a lei di saperlo?

— Importa anzi moltissimo.

— Perchè?