— Perchè io sono franco; e ti confesso che un po'.... un po' credeva che mi fosse passata.... ma alla sola idea.... che.... che tu possa.... che tu abbia un altro.... insomma.... sento di.... sento che non lo potrò mai sopportare.
Il Maggiore, fosse l'emozione, fosse la stanchezza, respirava così affannosamente da non poter tirare più innanzi.
— Sei stanco?.... — gli chiese l'Elisa fermandosi e non facendo che qualche lento movimento per tenersi a galla.
— Oh! No.... ti pare?.... vengo avanti quanto vuoi.
— Prova ad appoggiarti con una mano sul mio braccio, ma tienti leggero, sai; — e l'Elisa, gli distese il suo braccio bianco, sodo, rotondo, la sola bellezza perfetta che ancora le fosse rimasta. Il Maggiore vi si appoggiò sopra, ma con tutte due le mani e così forte, che per poco non andarono sott'acqua tutti e due.
CAPITOLO XI.
Appena Prandino vide la Contessa uscire al largo ed il Maggiore tenerle dietro ed accompagnarsi con lei, non si potè più contenere. Dimenticò la prudenza, i rispetti umani, le ingiunzioni stesse della D'Abalà: dimenticò Gegio che s'era messo a correre per la terrazza, e scappò via pallido, concitato. Voleva buttarsi in mare, voleva raggiungere la perfida.
Strepitò per aver presto la maglia e la biancheria. Intorno al casotto del guardaroba c'era ressa, essendo arrivati allora i tramways del vaporetto delle quattro: e siccome lì, subito, non trovò nemmeno un camerino disponibile, sebbene avesse promessa una lira di mancia al bagnaiolo, si spogliò in fretta e in furia in un passaggio vuoto, fra due corridoi, bestemmiando i santi del paradiso e strappando i bottoni di quell'abito nero, che in tanti anni di onorato servizio, non si era mai sentito trattare con così poco rispetto. In un attimo svestito, infilò la scaletta della riva che non avea ancora finito di allacciarsi la maglia; ma appena nell'acqua, quando, fatti i primi passi, si buttò lungo disteso per nuotare e raggiunger più presto la Contessa, si sentì afferrare improvvisamente per una gamba. Sternutando, chè era andato ben sotto colla testa, si voltò furioso per dir la sua a quel villano che gli avea fatto quel tiro, e uno scroscio continuo di spruzzi d'acqua, accompagnati da una sonora sghignazzata, lo percosse sul viso.
— È una mancanza di educazione! È un'impertinenza! — urlò il contino degli Ariberti accecato dall'acqua e dall'ira.