— Dunque, il Capo-traffico m'ha risposto che sareste chiamato in servizio provvisorio fra pochi giorni e che forse.... Uno-due!... Uno-due!.... forse sarete destinato per l'appunto alla contabilità della divisione di Vene.... No! No!.... Non vi movete! non mi lasciate andare!.... Vado sotto!.... Vado sot.... — e il cavalier Pinocchio non potè finire la parola, perchè era andato sotto davvero. Quando, soffiando e sbuffando, potè di nuovo levarsi su, ritto, Prandinello era scomparso.

Che cos'era accaduto? — Un avvenimento che poteva avere del tragico. Mentre Ariberti, colle braccia tese, teneva a galla il cavaliere Pinocchio, e col cuore correva dietro all'Elisa, sentì all'improvviso la vocetta aspra della Cecilia, che lo chiamava forte dalla terrazza.

— Conte Eriprando! Conte Eriprando!

Il Conte Eriprando levò il naso all'aria e vide la D'Abalà che gestiva contro di lui come una spiritata.

— Gegio! Dov'è Gegio?!.... Gegio!

A questo nome Prandino si ricordò del marmocchio che aveva piantato là solo, sulla terrazza e sudò freddo benchè fosse in acqua: lasciò andare a fondo il cavalier Pinocchio e corse via con uno sgomento in corpo che gli levò ogni altra preoccupazione.

— Chissà dove s'è cacciato! Chissà che cosa gli è accaduto! — pensava l'Ariberti mentre si vestiva in tutta fretta, senza nemmeno finire di asciugarsi.

— Gegio! Dov'è Gegio?! Gegio! — La Cecilia, spinta dall'angoscia, aveva superato ogni pudico ritegno, ed entrata nel compartimento riservato agli uomini, correva lungo il corridoio chiamando il bambino, seguita da Ramolini, al quale si unirono presto anche Potapow e Jamagata che, appena udite le grida della Contessina, uscirono dai rispettivi camerini.

Mais Gegio, ne prend-il pas le bain avec vous?

— No! Ieri s'era raffreddato e io oggi non aveva voluto che facesse il bagno. Gegio!.... Gegio!