Anche Prandino dovette pur farsi coraggio e mostrare la faccia: la D'Abalà, appena lo vide, gli si avventò addosso come se lo volesse pigliar per il collo.

— Mio figlio?! Dica! Che cosa ne ha fatto di mio figlio?....

Prandino, smorto, allibito, aprì la bocca per rispondere, ma non rispose nulla. Allora la D'Abalà non potè più reggere e scoppiò in un pianto dirotto.

— Si faccia coraggio, Contessa, si faccia coraggio, — le andava dicendo il Ramolini. — Se non è perduto.... lo troveremo di certo.

Anche Jamagata si provò a consolarla; ma Potapow lo apostrofò dicendogli che bisognava avere point de cœur, per credere di poter confortare una madre in un tal momento.

— Ma, mio marito?! Chissà che cosa farà mio marito, se non trovo più Gegio!.... Guai! Guai! — singhiozzava la Cecilia, poi rivolgendosi di nuovo contro Prandino. — Ringrazi Dio che l'avvocato D'Abalà non è qui! — esclamò, e di nuovo si mise a correre in cerca di Gegio, seguita da Ramolini, da Potapow, da Jamagata e da una frotta di curiosi, che si domandavan l'un l'altro che cosa era successo.

— È una signora che ha perduto suo figlio!

— No, gli si è annegato il marito.

— È una contessa forestiera.

— È una principessa di Roma.