E la Contessina si pose una mano sugli occhi, come per non vedere lo scempio che dell'ultimo degli Ariberti avrebbe fatto il sottoprefetto D'Abalà.

— Ma è dunque un uomo terribile il marito della contessa Cecilia! — domandò più tardi il Ramolini, a cui pareva che premesse molto saperlo, in tutta confidenza a Prandino.

— Oh! no; anzi, si figuri! È un omettino piccolo, magro, che trema dinanzi a sua moglie e che non ha mai fatto carriera, perchè ha troppa paura delle dimostrazioni.

CAPITOLO XII.

Ciò che non principia bene finisce male, e il conte Eriprando degli Ariberti non potè proprio dire che quella giornataccia infame avesse fatta per lui un'eccezione alle regole.

L'Elisa era mesta e preoccupata, e il Maggiore, invece, sembrava molto allegro: e pazienza se la cosa fosse rimasta lì; ma quando Prandino, dopo pranzo, andò al banco, secondo il solito, per pagare il conto, trovò che i due pranzi, quello della contessa Elisa e quello della contessina Cecilia, erano già stati pagati dal Maggiore.

— Corpo di bacco!.... — Prandino corse subito dalla D'Abalà, inquieto e sorpreso, e n'ebbe, in risposta, ch'ella non aveva preso lui per suo segretario.

Anche al Florian, più tardi, successe pure qualche cosa di simile. Il Maggiore, che s'era piantato duro sulla sedia accanto all'Elisa, con un'aria da padrone del campo, invece di aspettare che ognuno ordinasse le bibite per conto proprio, domandò egli stesso prima alle signore, e poi al resto del circolo, che cosa volessero prendere, mostrando chiaro ch'era lui che faceva trattamento. Naturalmente, Prandino, quantunque da un'ora bruciasse dalla sete, non prese nulla per far dispetto al rivale. Siccome, poi, tutti gl'infelici sono fatti per intendersi, così invece egli sentiva slanci di simpatia per il povero Jamagata, che si mostrava melanconico, perchè si vedeva assai trascurato. L'Elisa non gli parlava mai, era timidissima col Maggiore, e voleva sua figlia sempre seduta accosto, come se avesse paura a star sola in mezzo agli uomini.

Prandino, che aveva giurato a sè stesso, dopo rinfrancato dallo spavento per la scomparsa di Gegio, di non parlar coll'Elisa e di non mettersi vicino a lei in tutta la sera, volendo punirla in tal modo per la sua gita in mare, dopo la sorpresa dei due pranzi pagati e dopo il contegno tenuto dal Maggiore al Caffè, non ebbe più coraggio di tirarla innanzi col broncio; capì che sarebbe stato troppo infelice se fosse andato a letto con quel tormento di gelosie e d'inquietudini nel cuore, e però si fece animo, e quando tutti s'eran levati in piedi per ritornare all'albergo, offrì lui il braccio all'Elisa in un modo così risoluto che la Contessa non glielo potè ricusare.