— Mi avevi promesso che a Venezia saresti stata buona, mi avevi giurato di non darmi nessun motivo di gelosia; ti ringrazio, sai, ti ringrazio del bel modo col quale mantieni la tua parola.
E Prandino sorrise amaramente, aspettando che l'altra lo rimproverasse come al solito, dicendogli che era matto, che i suoi dubbi erano ingiusti, che si faceva insopportabile, ma come al solito concludendo poi che gli voleva bene.
Invece nulla di tutto questo: l'Elisa chinò il capo e Prandino sentì contro il braccio il seno di lei che si gonfiava per un grosso sospiro.
Prandino la fissò agitatissimo e — Perchè sei uscita al largo col Maggiore? — le domandò — perchè?.... — ma questa sua domanda era fatta in modo che pareva più un lamento che un rimprovero.
L'Elisa continuò a tacere e a sospirare.
— Mio Dio.... che cosa c'è di nuovo?.... parla!.... mi fai morire!
— Non morrai, no; tu sei giovane.... hai tutto l'avvenire per te, e poi.... tu sei un uomo, tu; e ciò vuol dir molto.... mentre io invece....
— Per amor di Dio, che cosa è accaduto?
— Nulla.... nulla.... calmati adesso....
— Che cosa è accaduto, parla!