Da Bauer, com'era stato previsto, si trovò chiuso. Allora, tutti insieme, tornarono indietro brontolando; chi voleva andare in un luogo, chi in un altro, e nessuno riusciva a trovare una proposta che ottenesse l'approvazione generale. Intanto, aspettando l'idea buona, che non capitava, si sedettero per un momento al Caffè Svizzero, dove ci doveva essere, dicevano, della birra inglese in bottiglia, eccellente. Prandino, che aveva sete e sentiva qualche brivido di freddo in quell'aria umida della piazza, ne tracannò in fretta due tazze, sebbene nell'andar giù gli bruciasse la gola e lo stomaco.
— Sapete che cosa dobbiamo fare? — saltò su a proporre Badoero da un momento all'altro, — andiamo a giocare un'oretta al lansquenet?
— Sì, ma dove? — chiesero gli altri.
— Dal sior Angelo a la Cuca. Tanto, se trovassimo chiuso, quando ci facciamo conoscere ci aprono subito.
— Allora paghiamo, e partenza per la Cuca!...
— Garçon! — gridò Badoero, che s'era levato in piedi, chiamando il cameriere dalla vetrata della bottega.
— A me sai, Badoero, — disse Prandino facendo una smorfiaccia colla bocca, — quella tua birra ha fatto male. Mi brucia lo stomaco, mi brucia, come se avessi bevuto del fuoco.
— È nulla; le prime volte fa sempre così, ma poi ci si abitua. La birra inglese è come il sigaro, bisogna avvezzarcisi.
— Se ha un po' di nausea, prenda un bicchierino di cognac e le passa subito, — suggerì un altro signore della compagnia.
Prandino accettò il consiglio, bevette il cognac e subito dopo gli sembrò di fatti di sentirsi un po' meglio. Allora dal suo famoso porta-biglietti colla corona d'argento, levò una carta da due lire e l'offrì al cameriere perchè si tenesse la spesa.