— Certo che per me è stata una fortuna, perchè proprio ero stufo, ma questo non vuol dire; resta sempre il fatto che s'è portata malissimo. Del resto, te lo dico io che al signor Maggiore non gliene voglio. Oh no, davvero: anzi, quando lo vedo, son quasi tentato di fargli i miei rallegramenti; si diverta, si diverta, se può, ch'io già non lo invidio di sicuro!

E qui, Ariberti tornò daccapo a voler persuadere il cugino che la Contessa oramai era una donna sciupata, mentre invece, un anno o due prima, quando l'aveva lui.... allora sì che era davvero un tipettino da far girare la testa. A Vicenza, allora, quando l'Elisa passava per le strade, si voltavano tutti a guardarla. Ma adesso?... Adesso era tutt'altra cosa.

Alla Cuca le imposte erano chiuse, ma dalla luce che usciva dalle fessure si vedeva bene che dentro c'era ancora della gente. Allora picchiarono forte colle mazze sulle persiane delle finestre a terreno, finchè fu aperta a metà la porta della bottega e furono introdotti da un omiciattolo in maniche di camicia e colla faccia assonnita, che accolse i nuovi avventori brontolando fra i denti.

Nella sala c'erano seduti in un angolo due o tre operai colle facce accese dal vino e dal caldo che guardavano di sbieco quelle grinte aristocratiche che entravano là dentro, in casa loro.

Ma gli amici di Prando non si fermarono a terreno; invece, salirono su per una scaletta ripida, angusta, ed entrarono in una stanzuccia al mezzanino, dove si sentiva forte il puzzo della pipa mescolato coll'odor grasso dei cibi.

Il cameriere accese il gas, spalancò i vetri della finestrina, distese sul tavolo di legno greggio un tappeto macchiato d'unto e di vino, e poi domandò ai signori che cosa volevano ordinare.

— Porta del Chianti, di quello vecchio, del ghiaccio e tre mazzi di carte nuove.

Il cameriere uscì, e rientrò poco dopo con un gran fiasco di vino sotto il braccio, un tazzone in mano, con dentro del ghiaccio, e i tre mazzi di carte che gli gonfiavano le tasche della giacchetta.

— Giochi anche tu, Ariberti? — domandò Badoero a Prandino, che in quella stanzuccia bassa, infocata dal gas, sudava tanto, che gli pareva di essere in un forno.

— A che si gioca?