In quel punto lo prese un desiderio tormentoso di riavere le voluttà, l'amore dell'Elisa e il rammarico del suo paradiso perduto gli si mutò in un'angoscia disperata. Tuttavia quando rientrò nella sua cameretta, vedendo il disordine che c'era là intorno, e il letto sfatto, si risovvenne delle vicende di quella cattiva nottata, e pensò, raccapricciando, che sebbene quando ne usciva poche ore innanzi egli fosse già tanto infelice da voler morire, lo era ancor meno d'adesso che vi tornava!.... Come avrebbe fatto a pagare le ottocentocinquanta lire che aveva perdute?.... E bisognava pagarle per domenica, non c'era verso! Come avrebbe fatto?!... Smarrito, si guardò attorno per la cameretta, cercando un conforto. E gli pareva di scorgere viva dinanzi a sè la misera figuretta di mamma Orsolina, tutta chiusa nella sua vesticciola stinta e a rattoppi, curva sul tombolo, sciupandosi la vita pur di risparmiare un quattrino e poterla tirare innanzi colla famigliola.... Dove avrebbe trovato il coraggio di dire a quella povera donna: sai, mamma, ho perduto ottocentocinquanta lire!.... Prandino, così sconvolto, credette di vedere la mamma impallidire tremando a quelle parole, come s'egli le avesse dato una stilettata, e pianse smaniando, e si strappò i capelli finchè, spossato, affranto, si lasciò cadere, così vestito com'era, attraverso del letto.

Allora, mentre cedeva al sonno che gli pesava greve sulle pupille e che gli sperdeva dall'anima, a poco a poco, ogni memoria e ogni dolore, gli sembrò di fuggir via da quella vita maledetta, e chiuse gli occhi, provando un senso benefico di riposo e di pace, come se non dovesse riaprirli mai più!....

Ma invece, quantunque si svegliasse assai tardi, erano già suonate le tre, fu ancora in tempo di ritrovare tutti i suoi dolori che lo aspettavano pronti per tornare daccapo a farlo soffrire. Il suo primo pensiero, come di solito, corse subito all'Elisa e provò il senso d'un vuoto così grande, così profondo, che pareva gli mettesse le vertigini. Poi, subito, si risovvenne delle ottocento cinquanta lire che doveva a Badoero e a quel ricordo saltò giù dal letto, come se si fosse sentito scottare. Le ottocento cinquanta lire perdute erano di una verità così fredda e inesorabile, che Prandino cominciò a dubitare non fosse altrettanto sicura l'altra disgrazia: quella di dover perdere anche l'Elisa.

Non poteva forse aver inteso male?

Si ricordava che l'Elisa gli aveva dette queste precise parole: domani saprai tutto; dunque era cosa certa ch'egli ancora non ne sapeva nulla, e però, da quella parte, poteva ben darsi che il diavolo fosse meno brutto di quanto pareva. Già la speranza, colle donne, si acquista sempre e non si perde mai! E poi Prandino aveva certi fumi che gli annebbiavano il cervello: della mezza cotta della sera innanzi, gliene durava ancora almeno un quarto!

— Che! — pensava, mentre rimetteva un po' in ordine il suo abbigliamento — ella non può vivere senza di me: l'ha giurato tante volte! Chissà mai a che cosa voleva alludere co' suoi discorsi.... forse era tutto un ordito combinato ad arte, perchè io non avessi più lena di rimproverarla di essere uscita al largo col Maggiore. Se fosse così, è stata molto brava e le perdono in grazia dello spirito che ha avuto!

A questa idea consolante gli si allargò il cuore, e gli si dilatarono i polmoni tanto ch'egli, tutto consolato, cominciò a canterellare a mezza voce un'arietta in tempo allegro; ma poi gli si fecero innanzi le ottocento cinquanta lire tetre, minacciose come il Mane-Thecel-Phares di Baldassare, e gli strozzarono il motivo a mezza gola.

Tuttavia, siccome fino a domenica poteva respirare, non pensò, per il momento, se non a raggiungere l'Elisa.

La Contessa e la Contessina erano certo andate al Lido col solito vaporetto delle tre; non c'era più tempo da buttar via, bisognava sbrigarsi, bisognava correre per non perdere anche quello delle tre e mezzo.

— Signor Conte! Signor Conte! — chiamò il portiere, mentre Ariberti usciva in fretta dall'albergo.