La quiete della stradicciola, dove era un caso che passasse una carrozza, gli metteva tedio; il bisbiglio che le due donne facevano nell'altra stanza lo tormentava come la voce della sua coscienza e, a fior di labbro, quasi fosse una sfida lanciata a tutto il mondo, e insieme il ricordo d'un impegno preso con sè stesso, andò ripetendo il suo triste ritornello: bisogna morire, bisogna morire!
Per il debito del giuoco, tanto, ci avrebbe potuto rimediare.... l'avrebbe confessato a sua madre, che era una donna piena di consigli... avrebbero potuto vendere un po' di roba.... qualche masserizia che non fosse strettamente necessaria — non era poi un milione, alla fine, che aveva perduto! — e adesso si meravigliava di averci dato tanto peso il giorno prima. Ammazzarsi per ottocento cinquanta lire, anzi per settecento quaranta, sarebbe stata proprio una minchioneria: e poi, ammazzandosi, non pagava i suoi debiti, tutt'altro: commetteva, invece, una frode.... in articulo mortis....
Ah! se l'Elisa gli avesse voluto ancora un po' di bene: s'ella non l'avesse piantato in quel modo, allora no, no, certo, non penserebbe di morire! E, a questo punto, il suo povero cuore tornava daccapo a tormentarlo. Che valevano le persuasioni dell'uomo saggio, che valeva l'affetto di sua madre, le ragioni stesse dell'orgoglio ferito per l'abbandono ingiusto, immeritato, contro il suo amore fisso, tenace, selvaggio?
L'Elisa sarebbe stata d'un altro!
L'idea che quelle forme vaghe, da lui follemente adorate, avrebbero appartenuto a un rivale, sarebbero state toccate dalle manacce ruvide del Maggiore, baciate da quella bocca ingorda e irriverente, che puzzava di sigaro, tutto ciò gli faceva correre nel cervello dei buffi di sangue caldo e gli dava le vertigini, mentre, nell'accesa fantasia del povero ammalato, l'Elisa diventava bianca, candida come neve, delicata, flessuosa come una gazzella, e trasudava un profumo aux fleurs de lys de cachemir; ritornava giovane, ritornava fresca.... e non era quasi più neppur vedova!... Dio, Dio, quanto era bella!...
Prandino se la vedeva innanzi, ora gaia, biricchina, piena di vita e di fremiti, come il primo giorno ch'era stata sola con lui, grondante d'acqua, sotto il capanno, e ora raggiante di sole e splendida d'amore come quella mattina che gli camminava dinanzi, lungo la viottola dell'uccelliera; poi gli appariva languida, voluttuosa, mollemente sdraiata nella gondola, e poi.... e poi... finalmente, la rivedeva com'egli solo, com'egli solo sapeva.... e, dannazione!, come avrebbe saputo anche quel beduino del Maggiore!
No, no; era uno strazio troppo vivo, uno strazio che colle carni gli lacerava anche l'anima! No, no: egli aveva bisogno dell'amore di Elisa come dell'aria per respirare, e perchè quell'amore gli veniva meno, egli moriva.... moriva colla gola stretta, col petto gonfio.... moriva soffocato!
Come fare per fuggire quell'immagine che lo torturava?...
Se apriva gli occhi la vedeva in un modo, se li chiudeva la vedeva in un altro: ma la vedeva sempre!
E ancora, il fanciullone innamorato!, tentava di combatterla, di vincerla, di metterla in fuga, ripetendo a sè stesso, mentre coi denti si strappava i baffi: