Nell'autunno prima del viaggio di Venezia, il conte Eriprando era stato, come il solito, invitato dal suo compare a passar un mesetto in campagna: fortuna volle che la contessa Elisa prendesse appunto in affitto un villino nelle vicinanze e.... sfido io! si vedevano sempre, facevano delle lunghe passeggiate insieme, sedevano stanchi, soli.... e senza alcun sospetto sotto l'ombra di un albero o fra i cespugli delle giovani quercie, e accadde.... quello che da un pezzo doveva accadere. Un giorno, ch'egli le avea detto a memoria il Guado dello Stecchetti, quando l'ebbe finito, colla scusa che questa poesia era carina tanto, concluse dicendole che anche lei era bionda, bella e che lui l'amava, che da molto tempo

“Glielo voleva dire e non l'osava.„

Elisa lo ascoltò senza punto punto adirarsi; ma finse di non capire che l'amico le parlasse sul serio.

Prandino allora ripetè l'assalto, anche più scopertamente; ma la Contessa d'un tratto pareva avesse perduto il suo spirito, e continuava a non capir nulla. Allora, quell'altro le disse, tremando, che le voleva bene, e lei a rispondergli che mentiva: e il giovanotto a ripeterle ch'era innamorato fin da quando, si può dire, era ancora un ragazzo e che la pregava, la scongiurava d'esser buona, di lasciargli intendere che anche lei non era insensibile e che di tutto quel gran bene gliene ricambiava un zinzino.

— Eppoi?.... quand'anche glielo dicessi?.... A che pro?.... Tanto e tanto, sarebbe sempre la stessa cosa.

L'Elisa disse queste parole lentamente, facendosi seria, quasi mesta, alzando gli occhi al cielo con sospiri, con fremiti, che la scuotevano tutta.

Prandino che, sparata la bomba, sentiva crescere il coraggio coll'odor della polvere, le si fece più vicino e le prese le mani: ma lei non volle, si ritrasse, si schermì, fe' forza per liberarsi dalle strette del giovane; in fine, terminò col tagliare il male nel mezzo, e tirò via una mano, l'altra abbandonando a quelle carezze insensate.

Ariberti, preso l'aire, parlava adesso per tutto il tempo che aveva taciuto. Non le domandava che una parola, un segno, un indizio qualunque che gli facesse capire ch'ella gli voleva un po' di bene.

— E dopo?.... Quand'anche glielo lasciassi intendere?.... Già sarebbe sempre la stessa cosa.

E l'Ariberti ad insistere, a ripeterle che lo renderebbe l'uomo più contento, più beato del mondo; ch'egli non le domandava la sua pace, ch'egli non avrebbe turbato la sua quiete, la sua coscienza: ch'egli da lei non voleva altro che un sorriso, che una parola, e dopo avrebbe taciuto di nuovo, come taceva da tanti anni: ma che ne sarebbe stato così lieto, così superbo, perchè era solamente un po' del suo cuore ch'egli voleva ottenere, perchè egli desiderava soltanto di dominare ne' suoi pensieri, perchè egli non aspirava se non al possesso dell'anima sua, perchè l'amore ch'egli sentiva per lei, potente, appassionato, era però alto, era però nobile e puro, come l'amianto che la fiamma purifica e non consuma.