Il letto delle Tre Corone non era, no, quello elegante, elastico della Gondola d'oro, e nemmeno il lettino morbido, soffice che gli preparava la mamma! era duro, ruvido, troppo stretto e troppo corto per lui: e poi, come se tutto ciò non bastasse, ogni volta che si moveva per cambiare di fianco, uno degli asserelli cigolava, che pareva un violino scordato.

Intanto, giù nella Calle, c'era un trepestio di gente, uno schiamazzo di risa, di canti, di grida affatto insolito a quell'ora.

Chi poteva essere?.... ci pensò sopra un momento, e poi si ricordò ch'era una notte di sagra per Venezia, la notte del Redentore.

Aspettare che facesse giorno, in quello stato, senza poter dormire, non c'era proprio sugo. Allora decise di levarsi e di andare anche lui a passeggiare, e saltò dal letto.... coll'accompagnamento di un'ultima arcata di violino.

Cammina, cammina, uscì dalla Calle del carbon, fece tutto il Ponte di Rialto, entrò in Merceria e poi non potè resistere a una tentazione che lo prese a un tratto, improvvisamente, come un reuma: la tentazione di passare davanti alla Gondola d'Oro.

Prandino giurò a se stesso ch'egli non passava di là per la contessa Elisa, e forse con quel giuramento poteva essere anche in buona fede; ma non si può credere ad ogni modo ch'egli facesse quella passeggiatina per amore del portiere; dunque?....

Dalla Gondola d'Oro, un passo dopo l'altro, capitò in piazza san Marco: la notte era bella, serena, e c'era attorno tanta gente e i caffè erano così affollati, come alle nove di sera, durante la musica.

Prandino vide subito che al Florian, al posto dove di solito andava a sedere l'Elisa, le seggiole erano vuote.... Non volle fermarsi in piazza: gli metteva tristezza. Andò invece a camminare sulla Riva degli Schiavoni; anche quella corsa e ricorsa da frotte di persone e dai barcaiuoli che volean condurre i foresti al Lido, quasi per forza. Il Canale era tutto pieno di gondole che si distinguevano la maggior parte per il piccolo fanale di prua che rosseggiava guizzando veloce nelle tenebre: qua e là sull'acqua cupa, nera, passava lentamente qualche barca adorna con frasche verdi e con palloncini a colori, con tavole attorno alle quali stavan sedute donne in capelli e uomini in farsetto, mangiando, bevendo, oppure cantando cori e canzoni popolari.

Prandino, dopo aver passeggiato tanto da sentirsi stanco, si sedette al Caffè Orientale: il cielo cominciava a farsi più chiaro, e a mano a mano che l'alberatura delle navi ancorate nella laguna, e poi l'isola di San Giorgio e poi la Giudecca si stenebravano un poco, anche il ricordo di tutto quello ch'egli avea goduto e che avea sofferto a Venezia gli si affacciava più vivo alla mente.

Ritornò a passeggiare per distrarsi, per cacciar via quei brutti pensieri, ma dovette fermarsi presto di nuovo, che attorno al ponte del vaporetto c'era una folla che si accalcava facendo chiasso, urtandosi e vociando.