— Una tua lettera? Ah, sì! adesso me ne ricordo, — fece l'altro cascando dalle nuvole. — Dimmi un po', tu sei matto! Matto da legare! Valeva proprio il conto di pigliarsi una seccatura per così poco! Me li avresti resi tornando a Venezia, con tuo comodo, o si sarebbe fatta la pace in un'altra occasione! Lo hai fatto per ischerzo, dimmi la verità? Lo hai fatto per ischerzo?

— Mi avevi detto che ti occorrevano per domenica? — rispose Prandino colla sua solita ingenuità e quasi dispiacente adesso di essersela presa con tanto calore.

— Matto, matto, che non sei altro! Se non mi dici che lo hai fatto per ischerzo, me ne ho a male e mi vendico. Oh! se mi vendico! Conto a tutti che il matrimonio della Nonna scellerata! ti ha fatto perdere lo spirito. Sai, qui a Venezia, la contessa Navaredo (non diventar rosso, bambino!) la contessa Navaredo la chiamano la Nonna scellerata.... Ma, nom de Dieu! Se non si fa presto, c'è pericolo che il sole si levi prima di noi; perchè di solito, non usa la cortesia di aspettare!

Questa spiritosaggine fu detta da Badoero ad alta voce, in modo che la potesse udire anche l'Emma, in fondo del tramway.

Sarebbe stato proprio un peccato: lo spettacolo dello spuntar del sole, quella mattina, doveva essere magnifico: non si vedeva una nube nel cielo scialbo, bianchiccio, e una gran calma si distendeva sul mare, mentre gli ultimi vapori dell'alba si dissipavano via via, allontanandosi.

Prandino, vedendo che la riva era corsa da bagnanti che si tuffavano nell'acqua o che si avvoltolavano, insudiciandosi, nel terriccio giallo:

— Andrò anch'io giù, a fare il bagno, — pensò fra sè, tanto più che, per aspettare il sole, non aveva potuto trovare un buon posto sulla terrazza, tutta ingombra di gente che stava là ferma, ammonticchiata, sporgendo le facce smunte, verso l'orizzonte.

E si avviò per andare ai bagni. Ma, attraversando il Caffè, provò un turbamento vivissimo, quantunque non lo volesse confessare a sè stesso: in un angolo, in fondo alla sala, buttato sopra un sofà, c'era il cavalier Ramolini che dormiva e (ahimè! povero avvocato D'Abalà!) aveva sulle spalle lo scialletto di lana della Cecilia. Quel scialletto, però, non permetteva alcun dubbio: anche la Contessina non doveva essere molto lontana, e, se c'era la figlia, ci sarebbe stata anche la madre.

Il primo movimento istintivo d'Ariberti fu quello di scappar via dal Lido; ma quando fu per imboccare il ponte di legno che mette sul viale, scorse giù sulla riva la Cecilia che dava scapaccioni a Gegio.... e non proprio sul capo.

Prandino impallidì, ma rimase duro a voler fingere con sè stesso di non aver provata nessuna commozione.