L'Elisa, a questo punto, cercò nel cestino, ma invece della lettera di sua figlia, le corse fra mani un'altra lettera. Accortasi dello sbaglio, arrossì e, in fretta, se la cacciò nella tasca della veste.
Eriprando, che aveva scorto sulla busta lo stemma del marchese Del Mantico, fece un muso così lungo tutto ad un tratto, in modo che la Contessa non potè non accorgersene.
— Mi ha scritto anche il Del Mantico: e m'ha detto che, in settimana, verrà a trovarmi.
Prandino impallidì.
— E.... lei.... che cosa gli ha risposto?
— Che lo vedrò molto volentieri.
Ariberti si sentì opprimere il petto dall'affanno. Volle parlare, ma non potè dire due parole. Finalmente dopo un buon tratto che durava la scena muta, si alzò e stese la mano alla Contessa per accomiatarsi.
— Va via?... Così presto?... E con questo tempaccio?...
— Ci son venuto anche coll'acqua.
— Ma allora, secondo lei, pareva che il cielo si rischiarasse.