E l'Elisa tornò a ridere fissandolo, con un riso ch'era tutto un'amabile canzonatura.

Egli continuava sempre muto, sempre con tanto di muso a stenderle la mano, la Contessa gliela strinse: poi, con una certa violenza, lo tirò vicino, e se lo fece sedere sopra una seggiola accanto.

— Andiamo, da bravo, si consoli. — Oh!... Per me....

— Ho scritto a Del Mantico di non venire, perchè di giorno in giorno aspetto mia figlia. È contento adesso?

Ariberti non lo volle dire, ma lo lasciò intendere anche troppo.

Tuttavia nelle sue notiziole la Contessa non era molto esatta. Era stata lei a scrivere al maggiore di venirla a trovare, e il maggiore invece le avea risposto che non veniva, con una lettera piuttosto fredduccia, scusandosi coi soliti affari di servizio, e, se si deve dir proprio tutto, questa lettera avea molto infastidita la contessa Navaredo.

— Dunque.... — e Prandino, che adesso ritrovava tutta la sua vivacità, per il gran peso che si era levato da dosso, si tirò tanto vicino alla Contessa, da toccarle le vesti colle ginocchia. — Dunque.... se gli ha scritto così.... vorrebbe dire.... che un po' di bene me lo vuole?...

— Veramente, potrebbe anche non volere dir nulla di tutto questo!...

— La prego, la scongiuro, Contessa, mi dica che è stato per farmi un piacere che gli ha scritto di non venire.

— Sì.... perchè mi siete amico e non voglio vedervi col muso lungo.