Elisa cominciava a trattarlo col voi; ma bisogna compatirla, povera signora. L'Ariberti, quando si metteva in orgasmo, era un gran bel ragazzo, con quelle sue guance fresche, rosate, come una fanciulla; i capelli neri, folti e spettinati; e poi, aveva delle mossettine, degli atteggiamenti, certe arie da fanciullo viziato, che riuscivano molto attraenti, specialmente per una donnetta come l'Elisa, che, adesso, anche nell'amore, si godeva a fare un po' le parti della mamma: “....perchè mi siete amico e non voglio vedervi col muso lungo.„
— Per questo solo?
— Sicuro!...
— Non vi credo. Gli avete scritto di non venire perchè.... perchè mi volete un po' di bene.
— Torniamo da capo?
— Ve ne supplico, siate buona, non mi fate soffrire così. Già lo capisco, lo vedo, lo sento che mi volete bene; dunque non siate cattiva, ditemelo, mi volete bene, non è vero?
Elisa lasciò cadere il ricamo sulle ginocchia, e piegandosi un po', fissò il giovane con un senso d'affetto pieno di compiacenza, che le trapelava dagli occhi.
— Bambinone!
— Mi volete bene?...
— No!