— Grazie, — diss'ella, quando il giovane, tremando l'ebbe toccata appena sulla guancia colla cocca del fazzoletto.

— Se non sentiste qualche cosa per me, non mi terreste qui così.... così vicino a voi.

— No; non sento nulla; non insistete; cominciate a seccarmi.

La Contessa disse tutto ciò con un'asprezza nervosa che contrastava col buon umore e colla tenerezza di poco prima.

Ritornarono a tacere: Prandino questa volta era anche un po' mortificato.

— Siete in collera?... — disse lei alla fine ritornando buona. — Via, datemi la mano e facciamo la pace.

L'altro le si avvicinò; le due mani si strinsero; ma anche dopo la stretta non si lasciarono.

— Perchè volermi far dire una cosa che già avete capito da un pezzo?

A queste parole dette con una lentezza piena di sentimento, chi lo crederebbe? Prandino invece di consolarsi fu preso da uno strano turbamento. Era una confessione che desiderava da tanti anni, che aspettava da tanti giorni, eppure detta là, in quel luogo, in quel modo, in quel momento, lo sorprese invece di commuoverlo, lo sgomentò invece di consolarlo. L'idea di quello che avrebbe dovuto rispondere, di quello che avrebbe dovuto fare lo impicciava. Tutto il suo sangue, così caldo, così bollente, s'era raffreddato in un attimo.

— Ah! dunque è proprio vero, mio Dio? — e non trovò e non seppe dir altro.