— Perchè?... con questa pioggia?
— È meglio, Contessa.... lasciatemi andar via.... altrimenti.... Credetelo, è meglio che me ne vada. Addio.
La Contessa gli sorrise dolcemente, ma lo lasciò partire.
L'Ariberti, quasi di corsa, penetrò nel salotto, prese il cappello, l'ombrello, poi ne uscì di nuovo e senza nemmeno salutare un'ultima volta l'Elisa, senza nemmeno guardare dalla sua parte, si dileguò nell'ombra della sera che, di mano in mano, si faceva sempre più densa e più profonda.
CAPITOLO IV.
L'arcobaleno mantenne le sue promesse: dopo una giornataccia e tutta una notte scura e piovosa, ne uscì uno splendido mattino pieno di sole, d'aria e di colori.
La contessa Elisa si destò che già la piccola cameretta era inondata di luce, e, sedotta dalla larga striscia di sole che rigando il coltrone di seta gialla damascato ne sollevava un via vai di pulviscoli dorati, folleggianti fra loro, come torme d'insetti che s'inseguano, volle alzarsi, volle scendere all'aperto, per respirare anch'essa in mezzo a quel giocondo e allegro sereno della campagna, che la chiamava a sè dalle finestre spalancate.
Nulladimeno, non si potrebbe dire che appena balzata giù dal letto, uscisse subito dalla camera, oh! no, tutt'altro! Ella si vestì, si acconciò colla solita cura paziente e diligente. Si oscurò le sopracciglia, con due tocchi leggerissimi di pennello: lisciò, ammorbidì le guancie con una certa manteca, sulla quale poi fece correre varie volte il piumino della cipria. Specialmente attorno alle narici, che aveva un pochino enfiate, e dentro le occhiaie, furono minuziose quelle sue cure.
Dopo si diè il rossetto alle labbra, e, quantunque volesse sembrare spettinata, tuttavia non le costò poco tempo nè poco lavoro, l'artistico disordine dei capelli. Sulla veste, indossò un lungo mantello a doppio bavero, che nascondeva, o almeno dissimulava abbastanza bene, la fatale e inesorabile pinguedine, e finalmente attorno alle tese del cappello, puntò un velo fitto fitto, color caffè, di sotto al quale il suo volto, così accomodato e mezzo nascosto, appariva soffuso di una freschezza incantevole.