Tutto quell'abbigliamento diceva chiaro che la Contessa voleva uscire a passeggiar fuori della villetta, e difatti, appena scesa attraversò il giardino, passò il cancello e s'inoltrò in una stradicciola dritta, lunga, ombrosa, fiancheggiata da due rivi d'acqua limpida, sui cui margini verdeggianti ella si fermava qua e là per raccogliere stupide margherite e sentimentali “non ti scordar di me.„
Quando fu al termine della stradetta, udì un'allegria confusa e varia di fringuelli, di cingallegre, di passeri e di merli, che cantavano tutt'insieme. Lì, a dritta, poco discosto, dopo un prato tutto verde e un campo di terra nuda sparsa di sanali, c'era il paretaio, dove l'Ariberti, ogni mattina, andava a uccellare per conto del suo compare.
La contessa Elisa lo sapeva e per questo appunto girò a destra, sollevando un po' la veste colle due mani e tuffando arditamente, fra le erbe umide del prato, i suoi stivaletti di pelle lucida.
Il casotto del paretaio era tutto coperto da rami di pino selvatico e da fronde rampicanti, disposte in modo da nascondere quel luogo d'insidie. Le reti appese in giro, pendevan giù, da lunghi filari d'alberi d'ogni specie. Il mandorlo intrecciava i suoi rami con un giovine carpine ed il pero col sicomoro. I poveri uccellini avevan là, davvero, una ricchezza funesta di seduzioni!... Ma dopo quelle seduzioni sulla fronda cara che rammenta il nido, sul tronco amico che ricorda il primo volo, sotto le foglie e tra gli stessi fremiti della brezza che accompagnò i primi gorgheggi del loro amore, trovavano l'agonia e la morte!... Poveri augelletti!... Oh! mille volte più fortunata l'allodola che rimane uccisa da un colpo improvviso e tonante come la folgore, lontana dalle native pianure, in mezzo alla deserta infinità dello spazio!...
La contessa Elisa era giunta a pochi passi dal casotto e si godeva tutta tra quei gorgheggi, in mezzo a quella verzura folta, ricreata dall'aria fresca del mattino.
— Conte Eriprando! — gridò dopo un poco che era là rimasta ferma a guardare, — conte Eriprando!... Si può venire avanti!?...
A risponderle uscì dal casotto un contadinello che serviva il Conte facendogli da uccellatore. Questi, senza parlare, con una mano le fe' cenno di non muoversi dal posto: poi si chinò e, nascondendosi mezzo dentro e pur rimanendo mezzo fuori dall'usciolo, attento attento, fissava l'occhio su due tordi che si avvicinavano saltellando fra i rami del paretaio, finchè d'improvviso, essi volando di traverso, piombarono nelle reti, dove invano si dibattevano tra quei fili, che per le lor forze pareano di ferro, con degli scrolli matti, furiosi, disperati.
L'uccellatore con un urlo d'allegrezza, corse calpestando le aiuole seminate, ed era già là per ghermirli, quando la Contessa pregò Prandino, che in due salti l'aveva raggiunta, di lasciarglieli veder vivi nella rete.
— Giacomo! lascia stare! — gridò il Conte all'uccellatore, che obbedì di mala voglia.
L'Elisa e l'Ariberti, lo raggiunsero presto e si trovarono anche loro due dinanzi alle vittime spaurite.