— Oh! come son carini, come sono bellini, poverini! — esclamò l'Elisa vezzeggiandoli con tutte le moine e i diminutivi coi quali si godeva darsi delle arie bambinesche.

— Vuole che li serbi vivi per lei, Contessa?

— Oh! no: tanto non camperebbero.

Giacomo, appena udite queste parole non aspettò di più; e colle sue ditacce, schiacciò loro la testa, un dopo l'altro, con due colpi lesti, sicuri.

Dibatterono l'ali un'ultima volta, ed erano già morti.

L'Elisa diè in un grido acuto, mentre i suoi occhi si gonfiarono di lagrime.

— Perchè hai fatto a quel modo, villano?

E il Conte, irritato, aggiustò a Giacomo uno scapaccione così forte che gli mandò il cappellaccio a rotolare lontano.

— Dio mio, poverini! che senso m'han fatto....

L'Elisa, così dicendo, stringeva, chiudendoli, gli occhi, e si premeva le mani sul cuore che le palpitava.