Tutti e due rimasero tristi e silenziosi. Il villano, sconcertato, si grattò la nuca, poi, dopo di essere corso a raccogliere il cappello, ritornò lì per accomodare, con due strappate di mano, le bisacce della rete.

— .... Andiamo un po' all'ombra, nel casotto? — domandò Prandino alla Contessa, con la voce che gli tremava e il cuore che gli batteva forte.

— Andiamo.

E l'Elisa, di nuovo, sollevando un po' le sue vesti, fu la prima a muoversi nella direzione indicata, sempre triste, sempre silenziosa, saltellando leggermente per schivare le pozze fangose della viottolina.

Il nostro giovanotto, dopo le conversazioni del giorno innanzi, si aspettava qualche cosa da parte della contessa Navaredo: o una lettera, o un libro con un fiore, oppure un invito a colazione.

La contessa Elisa non usava chiamar gente a desinare, perchè i pranzi impegnano troppo, ma dava invece, di tanto in tanto, qualche colazioncina intima (erano sempre in due a tavola, compresa la padrona di casa) per la quale, più che la cameriera, la Beppa, che serviva da cuoca, lavorava il contadino che, essendo anche giardiniere, riempiva la mensa di fiori e di semprevivi.

Ma sebbene qualche cosa si aspettasse, tuttavia quella visita della Contessa, a quell'ora, in quel luogo, superava qualunque speranza avesse osato vagheggiare.

Erano i castelli in aria della sua adolescenza, fantasticati tutte le domeniche in Duomo, durante la messa delle dieci, che si avveravano coi loro più splendidi miraggi, divenuti realtà.

Camminando adagio adagio, egli la guardava amorosamente muoversi lesta, elegante, dinanzi a lui; e allora il piedino perfetto e, più su, la gamba rotonda, coperta da una calza finissima di seta rossa, che le vesti, nel sollevarsi, scoprivano di più a ogni passo, a ogni saltello; e allora, il profumo della cipria aux fleurs de lys de kachemyr, che a sbuffate gli saliva al naso; e allora quegli alberi che si movevano ai lunghi soffi della brezza mattutina quel verde grondante di rugiada, quell'erba luccicante, quel sole così limpido, quell'aria fresca e sana, quella solitudine sicura, in mezzo a tutto quel vasto silenzio, solo interrotto dal canto alto degli uccelli, gli facevano battere il cuore con una contentezza infinita, gli facevano correre nel sangue nuove ebbrezze voluttuose.

Quand'erano già vicini al casotto, s'accorse che Giacomo gli teneva dietro: Ariberti si voltò a dirgli: