— Perchè siete in collera, Conte? — gli chiese allora come per provare a distogliere l'attenzione del giovanotto da quel nuovo agguato.

Ma Prandino era un cacciatore di prim'ordine e nella presa ci metteva molto amor proprio, per cui non le badava affatto, e rimase invece tutto fisso, immobile, ad aspettare il momento buono di tentare il colpo.

— Perchè siete in collera, Conte?

I fringuelli, fatti due o tre voli capricciosi, adesso eran piombati fra le aiuole traditrici, e, senza alcun sospetto, poveri innocenti, beccavano il miglio sparso là intorno, per gli zimbelli.

Bisognava tirare lo spauracchio ed eran subito presi....

Prandino difatti, ne aveva già afferrata la corda e puntandosi fortemente co' piedi, stava per dare l'urto alla strappata, quando la Contessa, visto che non c'era altro scampo, appoggiò sulle mani di lui le sue manine grassocce, calde, vellutate, e piano piano gli susurrò all'orecchio:

— Perchè sei in collera, adesso?....

Prandino si lasciò sfuggire la corda.... si voltò....

I fringuelli erano salvi.

La buona Elisa gli aveva appoggiata sulla spalla la testa profumata. Egli la guardò con uno sguardo lungo, tenerissimo, colmo d'amore e di passione: Elisa aveva chiusi gli occhi e sorrideva a fior di labbro. Come la sera innanzi egli allora la baciò sui capelli; poi, d'improvviso, stringendosela al cuore con una stretta convulsa, la baciò e la ribaciò sulla bocca, cosa che la sera innanzi non aveva avuto il coraggio di fare.