Après l'amour!.... Ma mi avete amata, voi, caro marchese?

Sans adieu, et sans rancune.

“Elisa Navaredo.„

Piegò la lettera, la chiuse nella busta, vi fece l'indirizzo e la lasciò là, sul tavolino, vicino a quell'altra, scritta per la contessina Cecilia.

Gli affari erano terminati e poteva concedersi il meritato riposo, perchè anche lei era un po' stanca ed aveva sonno.

Però, come nell'abbigliarsi al mattino, così anche nello svestirsi la sera, ella aveva mille cosucce da sbrigare.

Liberatasi dalle vesti e rimasta in sottanino, cominciò dal levare le ciocche dei riccioli finti che aveva intrecciate, e il crespo che avea nascosto nei capelli. Poi sulla fronte e di dietro sul collo, fece lesta lesta, alcune ciambelle coi capelli corti, che schiacciò fra certi diavolini di seta nera, unti e bisunti. Sulla faccia, lentamente, si spalmò una pomata scura, che si asciugò dopo con un pannicello di lana. Attorno alle narici avea la pelle più rossa del solito, e avea le labbra molto più rovinate; però quella sera, ricorse al rimedio più efficace: da un cassettino della toletta, sotto lo specchio, prese il fondo di una candela di sego, che vi era involtata in un pezzo di giornale, lo riscaldò, lo fece gocciolare al calore della lucerna, e, con quello, si unse ben bene il naso e le labbra. Finita anche questa operazione, sturò una bottiglietta di glicerina, se ne versò tanto del liquido in una mano quanto ne poteva contenere, e così continuò per un pezzo a fregarle tutt'e due l'una coll'altra, come se fosse dietro a lavarsele, e senza asciugarle, infilò un paio di guanti sudici, che una volta doveano essere stati bianchi, ma che adesso erano gialli dall'unto. Fatto tutto ciò, si avvicinò al letto e finì di spogliarsi; ma quando si levò l'ultima sottana e rimase in fascetta e in camicia, qualche cosa di ruvido le scivolò giù tra le gambe.... Era un ramoscello d'edera che, prima di uscire dal casotto, appoggiata mollemente al braccio di Prandino, aveva strappato dalla breve fessura della finestrella e che si era nascosto nel seno. Elisa guardò per terra, lo vide.... ma forse non lo riconobbe, perchè lo cacciò dispettosamente sotto il letto colla punta della babbuccia, mentre, per causa del freddo che l'era venuto addosso, s'ebbe un colpo di tossaccia grassa, che fece tremare tutta quella sua carne che, così disciolta com'era, dal busto e dalle altre vesti, l'avrebbe fatta apparire a chi l'avesse vista, ancor più pingue e sformata.... Ma per fortuna non c'era alcun occhio indiscreto!

CAPITOLO VI.

Il treno-omnibus da Vicenza per Venezia parte alle 12,27, ma alle 11 e mezzo il conte Eriprando degli Ariberti giungeva in carrozzella alla stazione.