Aveva la faccia scura. Mamma Orsolina, nell'abbracciarlo, era scoppiata in un dirotto pianto, e nemmeno le celie della Luciana valsero a dissipare in lui l'impressione affettuosamente melanconica di quel distacco.

Smontò, pagò il vetturino che brontolò sulla mancia, consegnò la valigia, prese un biglietto di prima classe, che infilò in bella mostra sotto il nastro del pioppino, e, con un gran sussiego, si pose a passeggiare sul piazzale, fuori della stazione, aspettando che lord Palmerston gli conducesse l'Elisa e la Contessina.

Intanto, mentre girava l'occhio per osservare se il suo biglietto verde era notato con rispetto da quelli che viaggiavano in seconda, col fazzoletto si spazzolava la polvere dal vestito nero, e, mentalmente, rifaceva quei benedetti conti: fra il biglietto, la vettura e il bagaglio, aveva già speso undici lire. Non gliene rimanevano più altro che dugento sessantanove. Eran pochine!... Già, per far le cose ammodo, gli sarebbero occorse trecento lire nette da poter spendere a Venezia, senza doverle intaccare per il viaggio.

Era ancora immerso in questi calcoli, quando lord Palmerston, che, col suo traino misurato, scalpitava forte sulle pietre con un cioc ciac tutto particolare, gli fe' battere il cuore e alzare la testa.

Non si era ingannato: era proprio la carrozza di casa Navaredo.

Prandino, diventando rosso, corse allo sportello e lo aperse. Gegio, subito gli saltò addosso, e, siccome aveva mangiato delle ciliegie e ne aveva ancora le manine sporche, così gli lasciò l'impronta delle dita sui polsini della camicia.

Lesta lesta discese poi la contessa Elisa, coperta fin sotto al mento, da uno spolverino d'orleans color piombo, con un cappello di paglia scura, che le veniva giù sugli occhi, e una veletta fitta, bigia, che le girava attorno al collo e le nascondeva bene la faccia.

La contessina Cecilia, su per giù vestita come sua madre (già per lo più, era la Beppa la sarta di tutte due) fu l'ultima a muoversi, e, messo un piede sul predellino, prima di toccar terra, si appoggiò tutta alla mano del giovanotto, perchè, come al solito, anche allora, la Contessina era, per dir la cosa più pulitamente che si può, in istato interessante.

— Ha preso i biglietti? — chiese subito costei, appena scesa di carrozza, colla sua vocina fessa, col suo piglio rabbioso, al povero Prando, intimidito tanto da non sapere come dirle di no.

— Ma, veramente, aspettava....