Nei vostri discorsi dovevate sempre alludere al ministro dell'Interno per protestare che era un asino, perchè non rendeva giustizia ai meriti dell'avvocato D'Abalà. Dovevate confessare che tutte le donne erano brutte, dichiarare che quello di far figliuoli era un gran merito e ammettere che il sottoprefetto era più bello, più buono, più forte e più intelligente di voi.
— Dunque? Ha preso questi biglietti? — chiese la Cecilia a Prandino, quando lo vide venir via dallo sportello.
— Eccoli, Contessina. Per lei, per la Contessa e mezzo per Gegio.
— Come?! Gegio ha tre anni e gli devo prendere il mezzo biglietto? Se per Gegio non ho mai pagato nulla?... Ma lei s'è fatto imbrogliare!... Ma lei non sa viaggiare!... Ma lei è rimasto sempre in un baule!... Faccia, faccia il piacere, la vadi e glielo dia indietro!
— Ma....
— Ma adesso, voleva dire.... che non.... che una volta staccato non lo riprendono più.
— No? E allora? Che cosa me ne devo fare? La vadi, la vadi, si faccia sentire e non si lasci canzonare in questo modo. Sicuro, santo Dio, che con quella faccia sbalordita.... pare sempre addormentato. Gliela farebbe sotto il naso anche un santo, gliela farebbe. Ah! se ci fosse mio marito.... con lui, glielo dico io, lo ripiglierebbero, e senza tanti discorsi. La vadi, la vadi!...
Prandino, tutto sconcertato e vergognoso, corse dal bigliettinaio col mezzo biglietto, ma non riuscì se non a farsi strapazzare anche da lui.
— E così?... — domandò la contessina Cecilia all'Ariberti, quando lo vide entrare nella sala di aspetto. Ma quelle due parole furono dette con una cera, con un tono, con un'espressione tale, che il povero Prandino non ebbe più cuore d'andare avanti.