— Benissimo, grazie, Cavaliere.
— Oh! a proposito, Prandinello mio, saprete che ho per voi delle buone nuove.
— Magari!... — magari me le desse a bassa voce, — pensava il poveretto ch'era sulle brace, perchè gli pareva che tutti quanti lo stessero là a guardare. Ma il cavaliere Pinocchio, uomo tagliato piuttosto alla buona, e che in tutte le stazioni sulla rete dell'Alta Italia, gli pareva d'essere in casa sua, parlava forte, lentamente e colla bocca piena, perchè stava masticando una focaccia calda calda, della Meneghina.
— Ieri sono stato a Verona, e ho parlato col capo-traffico.... M'ha detto di aver sollecitata la vostra chiamata in servizio. Per la fine di questo mese o pei quindici del venturo è quasi certo che sarete a posto. Già si sa bene, farete anche voi il tirocinio come avventizio, ma intanto....
— Partenza per la linea di Venezia!...
— Scusi.... Grazie tante, Cavaliere!... — E Prandino si mosse per scappar via.
— Oh!... c'è tempo.... c'è tempo....
— Ma sa.... non vorrei.... chiudono gli sportelli...
— Andate, andate. Ci rivedremo a Venezia.
— Servitor suo, Cavaliere. — E Prandino tornò di corsa dov'era l'Elisa, ma era aspettato anche là da una brutta sorpresa.