— Ci siamo! — rispose Prandino, e aggiunse mentalmente — se Dio lo vuole!
— Mestre!... Chi scende a Mestre!...
Il Maggiore prese la sua sacchetta e saltò giù; ma risalì subito sul predellino a discorrere piano con l'Elisa che si sporgeva mezza fuori dallo sportello. Prandino, tutto orecchi, non riusciva se non ad afferrare qualche parola qua e là.
— Dunque? — chiedeva il Maggiore.
— Cela dépendra!... — rispondeva la Contessa, sorridendo con intenzione. E poi parlarono più basso ancora, e Prandino non potè intender più nulla, soltanto ci fu un momento nel quale gli sembrò che il Maggiore accennasse a lui e che la Contessa si stringesse un po' nelle spalle colla stessa mossa, tal e quale, con cui ella soleva mostrarsi crucciata quando egli, alla sua volta, era geloso delle lettere del Maggiore.
— E dove ha preso alloggio, Contessa?
— Alla Gondola d'Oro — rispose per lei la Cecilia, avvicinandosi. — Dunque verrà a trovarci senza fallo a Venezia?
— Non dico di no.... e non dico di sì!... — Il Maggiore evidentemente ci teneva a fare il prezioso.
— Venga! ma venga, da bravo!
— Vieni! Vieni! non è vero che verrai? sì che verrai? — si pose a strillare Gegio che riebbe in quel punto un impeto di tenerezza per Del Mantico.