Intanto, la contessina Cecilia continuava a sfogare il suo vivo entusiasmo per il Del Mantico: trovava ch'egli era molto simpatico, che aveva molto spirito, che aveva l'aria di gran signore e, finalmente, che s'era fatto anche più bello di prima, il che non era proprio vero, nè poteva essere, perchè, da che mondo è mondo, tutti i capitani, quando diventano maggiori, diventano più brutti....

Con queste chiacchiere, si attraversava il ponte della laguna, e Gegio era tutto festante; batteva le manine, gridava, saltava; bisognava tenerlo, se no, c'era pericolo si buttasse giù dal finestrino.

A un certo punto, quando vide un battelletto con una vela, che filava diritto diritto in mezzo all'acqua, parve diventasse matto, finchè, voltatosi di botto all'Elisa, le disse:

— Quando il Del Mantico verrà a Venezia, mi farai comperare una barchettina nera, con una bella vela bianca come quella là?...

— Tu, caro, devi imparare a non seccare mai nessuno.

— Va là: te la comprerò io la barchettina — gli disse Prandino, accarezzandolo, perchè, un po' spaventato dalla cera brusca che gli faceva l'Elisa, sentiva bisogno d'ingraziarsi qualcuno.

— Oh! giusto te!.... Tu non ne hai soldi, tu!.... La mamma ti chiama sempre Prandino meschino sotto gli alberi della luna!

Cecilia diede un forte pizzicotto al ragazzo e gli soffocò a mezzo le parole; ma Prandino aveva udito tutto; e queste sono le ragioni per le quali il conte Eriprando degli Ariberti, che era partito da Vicenza raggiante di felicità, smontava a Venezia con un muso lungo un palmo!

CAPITOLO VII.