— No! Io voglio andare colla mamma grande!
— E tu va colla mamma grande, seccatore, marmotta, che non sei altro!
Un ometto magro, agile, colla faccia maschia, espressiva, annerita dal sole, con in testa un cappellaccio di paglia, e indosso un camiciotto di rigatino stinto, era stato attento alla scena: però, appena scomparse le signore con Gegio, si avvicinò a Prandino e, come se già lo conoscesse da un pezzo:
— Son qua mi, signor — gli disse tutto umile — son qua mi.
— Avete una gondola?
— La vegna co mi, ghe digo; la vegna co mi e no la se indubita!
Prandino lo guardò tutto consolato: non gli pareva vero che qualcuno si occupasse di lui in quella folla, per toglierlo d'imbarazzo e, senza dir motto, seguì il barcaiolo.
Questi lo fece piegare a sinistra.
Poco dopo, dalla stazione usciva un facchino con un gran baule sulle spalle, una valigia in una mano e due sacche in un'altra. Dietro di lui venivano la Cecilia, tutta piena di scatole e di cassette, la Contessa con una cappelliera da una parte, e Gegio, che le dava la mano, dall'altra.